15 luglio 2012

Benvenuti sul mio Blog

In questo spazio sono raccolti:
– Ritagli di scritti di psicoanalisti, filosofi o altri studiosi che trattano argomenti di mio interesse
– Commenti miei ad articoli di attualità
– Considerazioni personali e riflessioni in materia di psicologia, psicoanalisi, filosofia, religione ecc.
– La progressione degli articoli segue soltanto l’ispirazione del momento e il mio individuale percorso di approfondimento tematico

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25 ottobre 2017

Giovanni Papini é contemporaneo di Freud, ma la sua visione oltrepassa il suo secolo con molta intuizione e preveggenza

Tra le tante adesioni ipnotiche all’opera di Freud e a quelle eccessivamente contrarie e critiche, la visione di Giovanni Papini mette in risalto come sia sostanzialmente lo spirito culturale del tempo a comporre la psicoanalisi e non già la mente isolata di un singolo intelletto e in particolare evidenzia i rapporti tra metafora, letteratura e scienza.

Visita a Freud

(da Gog romanzo satirico uscito nel 1931)

Avevo comprato a Londra, due mesi fa, un bel marmo greco dell‘epoca ellenistica che rappresenta, secondo gli archeologi, Narciso. Sapendo che Freud finiva ieri l‘altro settant’anni, é nato il 6 maggio 1856, gli mandai in dono la statua, con una lettera d‘omaggio allo scopritore del Narcisismo.

Questo regalo ben scelto mi ha valso un invito dal patriarca della Psicoanalisi .

Torno ora da casa sua e voglio subito appuntare l‘essenziale della conversazione. M‘é parso un poco affranto e malinconico. – Le feste degli anniversari mi ha detto, somigliano troppo alle commemorazioni e ricordano troppo la morte.

Mi ha fatto impressione il taglio della sua bocca: una bocca carnosa e sensuale, un po‘ satiresca, che spiega visibilmente la teoria della libido. É stato contento, peró, di vedermi, e mi ha ringraziato con molto calore per il Narciso. Voi non siete né un malato né un collega, né un discepolo, né un parente! Io vivo tutto l‘anno tra isterici e ossessi che mi raccontano le loro turpitudini, quasi sempre le stesse, fra medico che mi invidiano quando non mi disprezzano e con discepoli che si dividono in pappagalli cronici e in ambiziosi scismatici. Con voi posso, alla fine, parlare liberamente. Ho insegnato agli altri la virtù della confessione e non ho mai potuto aprire interamente l‘animo mio. Ho scritto pubblicamente una autobiografia ma più che altro per fini di propaganda e semmai mi sono confessato, per frammenti nella Traumdeutung. Nessuno conosce o ha indovinato il vero segreto dell‘opera mia. Avete un‘idea della psicoanalisi? Risposi che avevo letto alcune traduzioni inglesi delle sue opere e che soltanto per vedere lui mi ero fermato a Vienna. Tutti credono, riprese, che io tenga al carattere scientifico della mia opera e che il mio scopo principale sia la guarigione delle malattie mentali. É un enorme malinteso che dura da troppi anni e che non sono riuscito a dissipare. Io sono uno scienziato per necessità, non per vocazione. La mia vera natura é d‘artista. Il mio eroe segreto é stato sempre fin dalla fanciullezza, Goethe. Avrei voluto,allora, divenire un poeta e tutta la vita ho desiderato scrivere romanzi. Tutte le mie attitudini, riconosciute, anche dai maestri del ginnasio, mi portavano alla letteratura. Ma se voi pensate quali erano le condizioni della letteratura in Austria nell‘ultimo quarto del secolo passato capirete la mia perplessità. La mia famiglia era povera e la poesia, per testimonianza dei più celebri contemporanei, rendeva poco o troppo tardi. Di più ero ebreo, il che mi poneva in condizioni d‘inferiorità manifesta in una monarchia antisemita. L‘esilio e la misera fine di Heine mi scoraggiavano. Scelsi, sempre sotto l‘influenza di Goethe, le scienze della natura. Ma il mio temperamento restava romantico: nel 1884, per rivedere qualche giorno prima la mia fidanzata lontana da Vienna, abborracciai un lavoro sulla coca e mi feci rapire da altri la gloria e i guadagni della scoperta della cocaina come anestetico. Nel 1885 e 86 vissi a Parigi; nel 1889 fui qualche tempo a Nancy. Questo soggiorno in Francia ebbe una decisiva influenza sul mio spirito. Non tanto per quel che imparai da Charcot o da Bernheim, ma perché la vita letteraria francese era, in quegli anni, ricchissima e ardente. A Parigi, da buon romantico, passavo dell‘ore sulla torre di Notre Dame, ma la sera frequentavo i Caffé del Quartiere latino e leggevo i libri che più facevano rumore in quegli anni. La battaglia letteraria era nel suo pieno sviluppo. Il Simbolismo levava la sua bandiera contro il Naturalismo. Al predominio di Flaubert e di Zola stava sostituendosi, fra i giovani, quello di Mallarmé e dì Verlaine. Da poco ero giunto a Parigi quando uscì „ A Rebours „ di Huysmans, discepolo di Zola, che passava al decadentismo. Ed ero in Francia quando fu pubblicato Jadis et Naguère di Verlaine, e furono raccolte le poesie di Mallarmé e le Illuminations di Rimbaud. Non vi do queste notizie per farmi bello della mia cultura, ma perché queste tre scuole letterarie, il Romanticismo da poco morto, il Naturalismo minacciato e il Simbolismo in ascesa, furono le ispiratrici di tutto il mio lavoro posteriore. Letterato per istinto e medico per forza concepii l‘idea di trasformare un ramo della medicina, la psichiatria, in letteratura. Fui e sono poeta e romanziere sotto figura di scienziato.

La psicoanalisi non é altro che il transferto d‘una vocazione letteraria in termini di psicologia e di patologia.

Il primo impulso alla scoperta del mio metodo mi venne, com‘era naturale, dal mio caro Goethe. Voi sapete che egli scrisse il Werther per liberarsi dall‘incubo morboso di un dolore: la letteratura era per lui catarsi. E in cosa consiste il mio metodo nella cura dell‘isteria se non nel far raccontare tutto al paziente per liberarlo dall‘ossessione? Non feci altro che forzare i miei malati ad agire come Goethe. La confessione é liberazione, cioé guarigione. Lo sapevano da secoli i cattolici, ma Victor Hugo mi aveva insegnato che il poeta é anche sacerdote e così mi sostituii arditamente al confessore. Il primo passo era fatto. Mi accorsi ben presto che le confessioni dei miei malati costituivano un prezioso repertorio di documenti umani. Io facevo, cioè, l‘identico lavoro di Zola. Egli ricavava da quei documenti, dei romanzi, io ero costretto a tenerli per me. La poesia decadente attirò allora la mia attenzione sulla somiglianza tra sogno e opera d‘arte e sull‘importanza del linguaggio simbolico. La Psicoanalisi era nata non già dalle suggestioni di Breuer o dagli spunti di Schopenhauer e di Nietzsche, ma dalla trasposizione scientifica delle scuole letterarie amate da me. Mi spiegherò più chiaramente. Il romanticismo, che riprendendo le tradizioni della poesia medioevale aveva proclamato il primato della passione e ridotta ogni passione all‘amore, mi suggerì il concetto della sessualità come centro della vita umana. Sotto l‘Influenza dei romanzieri Naturalisti, io detti dell‘amore un‘interpretazione meno sentimentale e mistica, ma il principio era quello. Il Naturalismo e soprattutto Zola, mi avvezzò a vedere i lati più repugnanti ma più comuni e generali della vita umana: la sensualità e l‘avidità sotto l‘ipocrisia delle belle maniere, insomma la bestia nell‘uomo. E le mie scoperte dei vergognosi segreti che cela l‘incosciente non son altro che la riprova dello spregiudicato atto di accusa di Zola. Il Simbolismo, infine mi insegnó due cose: il valore dei sogni, assimilati all‘opere poetiche, e il posto che occupa il simbolo e l‘allusione nell‘arte, cioé nel sogno manifestato. E fu allora che intrapresi il mio grande libro sull‘interpretazione dei sogni, come rivelatori del subcosciente, di quello stesso subcosciente che é la fonte dell‘ispirazione. Imparai dai simbolisti che ogni poeta deve creare il suo linguaggio e io ho creato di fatti il ovocabolario simbolico dei sogni, l‘idioma onirico. Per compiere il quadro delle mie fonti letterarie aggiungeró gli studi classici, da me compiuti come primo della classe, mi suggerirono i miti di Edipo e Narciso; m‘insegnarono con Platone, che l‘estro, cioé lo zampillamento dell‘incosciente, é il fondamento della vita spirituale e infine con Artemidoro che ogni fantasia notturna ha il suo recondito significato. Che la mia cultura sia essenzialmente letteraria lo provano abbondantemente le mie citazioni continue do Goethe, Grillparzer, di Heine e d‘altri poeti: la forma del mio spirito é portata al saggio, al paradosso, al drammatico, e non ha nulla della rigidità pesante e tecnica del vero scienziato. E c‘é una riprova inconfutabile: in tutti i paesi dove é penetrata la psicoanalisi essa é stata meglio intesa e applicata dagli scrittori e dagli artisti che dai medici. I miei libri, difatti, somigliano assai più ad opere di immaginazione che a trattati di patologia. I miei studi sulla vita quotidiana e sui motti di spirito sono vera e propria letteratura e in Totem e Tabù mi sono provato anche nel romanzo storico. Il mio più antico e tenace desiderio sarebbe di scrivere veri e propri romanzi e posseggo un tesoro di materiali di prima mano, che farebbero la fortuna di cento romanzieri. Ma temo che ormai sia troppo tardi. In ogni modo ho saputo vincere, per una via traversa, il mio destino ed ho raggiunto il mio sogno: rimanere un letterato pur facendo, in apparenza, il medico. In tutti i grandi scienziati esiste il lievito della fantasia, madre delle intuizioni geniali, ma nessuno si é proposto, come me, di tradurre in teorie scientifiche le ispirazioni offerte dalle correnti della letteratura moderna. Nella psicoanalisi si ritrovano e si compendiano, trasposte in gergo scientifico, le tre maggiori scuole letterarie del secolo decimonono: Heine, Zola,Mallarmé si congiungono in me, sotto il patronato del mio vecchio Goethe. Nessuno si é accorto di questo mistero palese e non l‘avrei rivelato a nessuno se non aveste avuto l‘ottima idea di regalarmi una statua di Narciso. La conversazione a questo punto, devió, parlammo dell‘America, di Keyserling, e perfino dei costumi delle viennesi. Ma la sola cosa che valga la pena di fermare in carta é quella che ho già scritta. Al momento di congedarmi Freud mi raccomandò il silenzio attorno alla sua confessione: Voi non siete scrittore né giornalista, per buona fortuna, e sono sicuro che non spargerete il mio segreto. Lo rassicurai e con sincerità: questi appunti non sono destinati alla stampa.

29 agosto 2017

Due menti del secolo scorso Freud e Osho.

Si sono cimentati su percorsi assai diversi provenienti da un background filosofico antinomico proprio di occidente e oriente, ma qualcosa indubbiamente li avvicinava e accomunava.
Il narcisismo di Osho e di Freud rimarrà certo nella storia, tanto quanto rimarrà il loro lavoro e il loro sapere .
Hanno giocato il loro GIOCO nel mondo, entrambi hanno accresciuto abbondantemente le loro finanze uno si giocava su l'insegnamento dei suoi svariati metodi di Meditazione e la pratica della Comune
e l'altro sull'insegnamento e la pratica dell'analisi. I posteri seguaci hanno costruito il loro piccolo impero sulle loro spalle……fino a che la ruota non gira….. 😉
Ma la loro grande profondità di pensiero direi la loro grande passione del pensiero era parallela alla consapevolezza del VUOTO che sta dietro di esso.
Osho si considerava un mai nato e un mai morto e Freud disse in vecchiaia una frase che la dice lunga sulla sua profondità ….le teorie della psicopatologia e della psicoanalisi non sono diverse dalle ALLUCINAZIONI dei nostri pazienti.
Sapevano entrambi che si giocavano su un IMPERO fatto di NULLA.

11 maggio 2017

Nati a metà del 900’: una generazione passata dal NO al SI sulla strada della consapevolezza e della integrazione.

Il nostro pensiero e la direzione che ad esso abbiamo dato, risente molto delle atmosfere politico culturali e famigliari molto diversificate anche in relazione allo stato e alla classe sociale, ma il senso complessivo che ad esso abbiamo dato nasce dall’incontro vissuto tra il dentro e il fuori tra l’interno e l’esterno di un tracciato esistenziale.
La maggior parte della mia generazione, chi più chi meno è stata trasgressiva:  a livello collettivo abbiamo conosciuto il famoso 68 e l’apice del femminismo, abbiamo detto NO alla vita e NO alla MORALE a nostro piacimento, generazione la mia completamente consapevole del condizionamento subito, i maschi dicevano apertamente di odiare i propri padri o famiglie le femmine di odiare le proprie madri o famiglie. La morale non ci aveva condizionato ad un opera di nascondimento come nelle generazioni precedenti al contrario venivano messi in discussione in questo contesto epocale-generazionale e occidentale tutti i dogmi religiosi ritenuti artefici di questo nascondimento e dell’obbligo di accondiscendere e di essere compiacenti verso la vita così come ci era offerta.
Il problema della mia generazione è stato GESTIRE questo NO alla vita, che è il nostro odio e la nostra ostilità profonda, gestirlo al di là dell’ILLUSIONE perduta e capirlo in prima persona da soggetti attraverso la nostra esperienza.
Una moltitudine di noi non accettava le risposte e i tabu dati dalla RELIGIONE (il DIO è morto di Nietzsche era già entrato nella nostra esperienza esistenziale non avevamo più coperture).
Tenuto conto che la morte di Dio finiva per diventare anche la morte di noi stessi si era aperta la strada o per il suicidio o per l’omicidio, o per la malattia o per la guerra. Scoperchiato il condizionamento della religione si rimaneva soli SOFFERENTI E DISPERATI con la strada aperta verso la criminalità o il suicidio, rimaneva solo il NO ALLA VITA.
Per questa ragione nel mio tempo molti di noi hanno cercato aiuto nella psicologia e nella psicanalisi o nella psicologia e mistica orientali con i loro MAESTRI più o meno intelligenti più o meno onesti, ma che offrivano una relazione senza il veleno del giudizio e della morale …..non si poteva vivere ed elaborare la propria sofferenza nel mondo religioso, nelle istituzioni della chiesa cattolica dove i sacerdoti vivevano in un mondo spirituale subordinato alle richieste di ogni potere esterno.
In politica si gestiscono imprese di potere dove io strumentalizzo l’altro oppure l’altro strumentalizza me….
In politica trovi condivisione nel tuo partito e combatti quello avverso in politica formi la tua identità sulla negazione sul NO al tuo avversario e in particolare hai bisogno di un partito o di una chiesa o di un leader per sentirti forte e potente.

Non hai riconosciuto la tua nullità esistenziale e la tua impotenza, non la vuoi guardare in faccia e percorri le strade dell’illusione…….dell’ignoranza.

Questa generazione di psicoanalisti e psicologi ha ri-percorso le strade di antichi mistici orientali o occidentali e ri-percorso il pensiero di antichi filosofi, elaborando un personale -VISSUTO, un apprendere dall’esperienza individuale.

Si sono aperti altri spazi di vita e di energia e di consapevolezza per percorrere il difficile cammino dell’esistenza. Io penso che l’esperienza di impotenza e di dolore che proviamo nel nostro primo anno di vita quando non abbiamo alcuna capacità e autonomia siano un vero inferno sensomotorio che rimane impresso nel nostro corpo come trauma incistato come cripta sepolta.

A tal proposito penso che a tale cripta sepolta si riferisca il significato universale della DEPOSIZIONE di CRISTO abbandonato tra le braccia materne di MARIA mirabilmente consegnato alla storia da Michelangelo Buonarroti.

La nostra vulnerabilità si imprime come trauma e impotenza che viene rimossa con la formazione del carattere o della personalità nel suo complesso e apre la strada all’auto percezione personalistica di tutti gli avvenimenti più o meno stressanti e traumatici che ci troveremo ad affrontare negli anni a seguire.

23 ottobre 2016

Ludovico Ariosto (1516 Orlando Furioso) dopo 500 anni a Ferrara al Palazzo dei Diamanti

BELLISSIMA la mostra al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, un tuffo nel 15oo italiano del Rinascimento.

Entriamo nel grande labirinto dell’opera di Ariosto L’Orlando Furioso dove si immaginano e raccontano le GESTA del paladino Orlando: le ARMI, gli AMORI e la FOLLIA,  ispirato al racconto epico precedente della Chanson de Roland, un luogo dove si fondono  anche immagini e gesta dei Cavalieri di re Artù con immagini della classicità di Esiodo e di Omero insieme alla realtà Ferrarese della Corte degli Estense (Leonello, Borso ed Ercole I d’Este tre fratelli che regnano in successione)

In quel tempo FERRARA viene definita la città più moderna d’Europa e il suo duca ha la “fama” di mecenate munifico. Si pratica la musica la pittura si sperimenta altresì il teatro classico, con traduzioni nella lingua volgare che a Ferrara ha un ruolo importante. Ed è proprio nella capacità di dare impulso alla cultura letteraria in lingua volgare che spicca il mecenatismo di questo periodo.

Così l’Orlando Furioso nasce per esaltare la gloria ESTENSE e le gesta del POTERE pur tuttavia l’artista si rivela libero nella sua Arte e mi soffermo in un particolare messo in evidenza nella mostra dove Ariosto prende una posizione di rifiuto nei confronti dell’ avvento dell’ARCHIBUGIO come strumento di morte. Egli mostra come la tecnologia dell’arma da fuoco permette ad un uomo VILE di uccidere a distanza un uomo PRODE e in questa maniera nella lotta, nel conflitto, nella guerra non si contendono più le doti umane come il VALORE e la NOBILTA’.

Ora mi servo di questa METAFORA per ipotizzare che se lo spirito di Ariosto vivesse nel duemila potrebbe ben dire di essere contrario al neo-liberismo capitalista, perchè  nelle GUERRE in atto nella FINANZA INTERNAZIONALE un uomo VILE spingendo un bottone può uccidere a distanza miglioni di uomini, PRODI lavoratori che fondano il loro benessere sulla loro giornata di lavoro, decretandone la morte senza mettere a confronto o disputare valore o nobiltà d’animo. Una lotta IMPARI una contesa al di fuori dei valori umani da lui evidentemente professati: dove l’arma tecnologica in questo caso la FINANZA si erge a schiacciare l’uomo e la sua umanità.

Cosa voterebbe Ariosto a questo referendum……si schiererebbe a favore del suo signore e mecenate  con il suo archibugio o a favore del sogno di un CAVALIERE?

A voi lascio la risposta e vi invito a vedere la mostra davvero meritevole

Ferrara, 22 ottobre 2016
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29 settembre 2016

Su Corrado Malanga

Questo è il commento che ho letto  su internet ad un libro di Corrado Malanga definito massimo esperto internazionale di interferenza aliena:
“Credo che tra decenni ci ricorderemo di Malanga come di Colui che ha Rivoluzionato la Coscienza dell’Essere Umano sulla terra..”

La mia prima reazione si esprime con la frase : Beata ingenuità….!
l’errore di questa affermazione é lo stesso compiuto dalla cultura del novecento che affermava che Freud aveva
Scoperto l’ inconscio.
Freud nel 900 come del resto Malanga nel 2000 hanno seguito lo spirito del tempo e con esso il risultato di tanti studi e ricerche che conducono al senso delle loro personali conclusioni.
Per cui essi sono stati solo dei fari che hanno proiettato una luce da loro assorbita attraverso altri studiosi del loro tempo.
Ci sarebbe stato un Freud senza Schopenhauer, Von Hartmann, Nietzsche o Pierre Janet e molti altri….. Un Malanga senza Ken Wilber Ruppert Sheldrake , Milton Erikson, senza Capra o Heisenberg ecc.
Io credo che il riconoscimento verso uno studioso debba essere meno personale e comunque rivolto non tanto ai contenuti quanto alle capacità divulgative,attrattive e di pubblicità che lo mettono sul ring delle idee in prima persona, come rappresentante individuale di un paradigma, o di una posizione interpretativa e non invece come polo sempre intermedio, di una RETE di conoscenze che si legano, intrecciano, e trasformano nel flusso della ricerca collettiva.

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28 settembre 2016

Ipnotisti e psicoanalisti si riferiscono al medesimo territorio, tratteggiano una medesima realtà

Il problema dei rapporti tra l’ipnosi e la psicoanalisi era stato affrontato da Borch-Jacobsen nella sua tesi, Le sujet freudien (Flammarion, Paris 1982). L’autore vi è ritornato in modo più sistematico nel suo articolo L’hypnose dans la psychanalyse e poi in un secondo articolo intitolato Dispute, in risposta ai commenti sollevati dal primo (questi vari testi sono stati pubblicati in Hypnose et psychanalyse)7, L’idea direttrice di Borch-Jacobsen è che le alternative ipnosi/psicoanalisi, suggestione/transfert, alle quali hanno portato alcune dichiarazioni di Freud, o di Lacan, risultano assai problematiche, quando le cose sono esaminate più da vicino. L’ipnosi non è, così gli sembra, una realtà diversa da ciò che viene chiamato transfert o legame affettivo, o ancora identificazione.
Borch-Jacobsen si unisce qui al punto di vista di Mannoni, che stabilisce nel modo seguente la filiazione che conduce dalla possessione al transfert: «Il transfert è ciò che ci resta della possessione e lo si ottiene da una serie di sottrazioni. Si elimina il diavolo, restano le convulsioni. Si eliminano le reliquie, restano i ‘magnetizzati’ di Mesmer. Si elimina la vasca, si ha l’ipnosi e la ‘relazione’. Si elimina l’ipnosi, resta il trtnsfert»s. D’altra parte, egli ritiene che Freud, dopo aver introdotto l’ipnosi nella psicoterapia, «l’ha affogata nella psicoanalisi sotto l’aspetto oscuro del transfert»
E ancora alla similitudine tra la suggestione e il transfert che arriva Claude Morali nel suo articolo La psychanalyse encore sous l’hypnose, in cui formula le seguenti domande-risposte: «Che cosa suggerisce la suggestione? Il transfert. Che cosa trasferisce il
transfert? La suggestione».
E evidente che la psicoanalisi non sarebbe esistita se Freud non fosse stato iniziato all’ipnosi. E vero che l’ha poi rifiutata. Ma, conclude Morali, «grazie a lui che fuggì da essa (come grazie ad altri autori quali Heidegger,
Blanchot, cui è diretto lo scritto) ora l’ipnosi piomba sul nostro secolo»”).
Nella sua Communication circulaire (tesi del 1988) Daniel Bougnoux mostra come l’ipnosi sia stata riformulata in psicoanalisi sotto la forma di identificazione e di transfert. L’accesso al «simbolico», tanto esaltato da Lacan, vorrebbe sottrarre la psicoanalisi agli effetti della seduzione, della suggestione o alle oscillazioni di un’interazione immaginaria, ma l’approccio comunicazionale (confermato dalla pratica stessa della cura) dimostra che questi sono insuperabili.

da Leon Chertok “Ipnosi e suggestione”

23 giugno 2016

“Luce Irigaray: l’educazione sentimentale andrebbe insegnata a scuola”, di Luciana Sica

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Sorgente: “Luce Irigaray: l’educazione sentimentale andrebbe insegnata a scuola”, di Luciana Sica

8 gennaio 2016

Botta e risposta, transfert e contro transfert in una corsia ospedaliera.

Dopo aver trascorso l’intera giornata del primo dell’anno 2016 al pronto soccorso Careggi di Firenze per esami diagnostici in seguito alle conseguenze subite per un incidente automobilistico avvenuto il 01-01-2016 poco dopo le 11 di mattina in via Belfiore nella città di Firenze, mia figlia viene trasferita al reparto di neurochirurgia 1 CTO Careggi.Io incontro un chirurgo in brevi attimi di colloquio avvenuto pressapoco tra le nove e le dieci di sera dove mi informa che mia figlia deve essere operata alla colonna vertebrale. Attimi dove lo stile relazionale emerge in tutta la sua vivacità.

 Non ho ancora un letto dove dormire perché non risiedo a Firenze, ma a Padova, non riesco quasi a rendermi bene conto della situazione e di quello che sta succedendo e cerco di contattare con il mio iPhone un amico medico di famiglia che durante le festività si trova in Polonia per ottenere qualche opinione e consiglio in proposito. 

Infatti sono ancora indecisa se lasciare mia figlia lì o trasportarla all’ospedale a Padova anche in elicottero se le sue condizioni non lo permettessero in ambulanza, per tutta una serie di motivi logistici e non.

Purtroppo la linea si prende con difficolta, il mio iPhone suona, ma non apre la comunicazione ed io stupita mi perdo in inutili tentativi quando l’esperta voce chirurgica che sta di fronte a me, mi apostrofa con tono da bulletto fiorentino: ” cosa serve acquistare un telefonino così evoluto se poi non è neanche capace di usarlo”, rimango di stucco per una simile affermazione, ma mi sforzo di mantenere la concentrazione diretta sulla questione che mi sta a cuore l’operazione di mia figlia, e sul fatto che sto per mettere la vita di mia figlia nelle mani esperte di un bullo fiorentino che sembra avere un curriculum da star chirurgica. Continuo a pensare che il luogo appropriato di simili battute sia una cena tra amici, ma forse l’esperto chirurgo alle ore 21 del primo dell’anno 2016 ha confuso la prima accettazione di un intervento chirurgico con lo scambio di battute di un convito gaudente. E questa confusione non avviene certo per caso, ma ha una sua logica psicodinamica.

Quando poi arriva la mattina dell’operazione poche ore prima, tra le sei e le sei e trenta, una infermiera dai bei capelli biondi che ha appena iniziato il suo turno di lavoro entra nella stanza accendendo la luce, poi rivolge una domanda a mia figlia che giaceva immobile sul letto avvolta nei sudori procurati da un cocktail antidolorifico in vena che la stava salvando da terribili dolori alla schiena. 

Da una tale situazione ella risponde con un fil di voce flebile e dolorante dal letto.

Al che con un tono sicuro e deciso nella sua bella cadenza Fiorentina ella aggiunge con enfasi: “Ehh….che tu fai la voce da gattino? Al che io intervengo dicendo: “la ragazza tende di consueto ad avere un timbro di voce basso, mentre io l’ ho alto…….”, ma lei aggiunge: “no no cara signora lei la fa proprio la voce da gattino quella voce lamentosa che la vuole tanto intenerire, ma non l’è più una bimba”.

Mia figlia, 24 enne, sempre più flebilmente le risponde:”ma è perché sono tutta dolorante e sto male”.

Non intendo dilungarmi nelle battute che poi io e codesta signora infermiera ci siamo scambiate, ma passo subito a focalizzare l’attenzione sul tema espresso nel titolo e su cui limito la mia riflessione.

Codesta infermiera Fiorentina non si limitava a svolgere il suo servizio con appropriatezza e diligenza, ma inseriva nella comunicazione tra paziente e infermiere un vero e proprio elemento contro transferale. Si parla tecnicamente di transfert e contro transfert ( termini originariamente derivati dalla disciplina psicoanalitica) quando si agiscono con le parole o le azioni affetti od emozioni di cui non si è consapevoli, ma che si vuole negare e tenere distanti dalla propria percezione cosciente, mentre invece sarebbe necessario esserne consapevoli, o imparare ad esserlo in particolare per il personale medico e paramedico che lavora quotidianamente in contesti di sofferenza umana. 

Sofferenza umana che sempre si trova sia alle origini di ogni azione volta al bene che di ogni azione volta al male, sia alla radice di ogni dire-bene (benedizione che ci pervade)che di ogni dire-male(maledizione che ci pervade).

Infatti se la signora infermiera l’era stata così brava a recepire empaticamente il messaggio emozionale e l’affetto contenuto nel flebile tono della paziente non era peró stata altrettanto interessata e brava a recepire e a prendere coscienza della sua personale reazione emozionale al messaggio verbale e non verbale della paziente e del suo interiore affetto sottostante e reattivo “la durezza di chi per affrontare la vita in corsia non è disposto ad intenerirsi ma tende a negare la tenerezza e a prendere le distanze da una materna empatia” .

Mettendo cosi in evidenza non diversamente dal chirurgo, un suo preciso stile relazionale, personale e individuale di fronte alla afflizione e al dolore.

Traumi nascosti e lontani possono riapparire o dolori non sufficientemente elaborati e strategie caratteriali e comunicazionali mantengono il personale che quotidianamente abita le corsie ospedaliere lontano e distaccato da emozioni quali ansia e dolore. Opportunamente e a ragione ?

Puó essere, ma certamente senza esserne consapevoli, ma come parte della messa in atto di automatismi relazionali persi tra battute e risposte.

Pensieri ed emozioni sono responsabili in questo caso , dei nostri schemi relazionali e cognitivi così come di quell’Enfatico e disinvolto intervento infermieristico : ” ehh….che tu fai la voce da gattino?” O della battuta della star chirurgica: “cosa serve acquistare un telefonino così evoluto se poi non è neanche capace di usarlo” .

In quel reparto dove l’ esperta e professionale mano del chirurgo può salvare la vita o distruggerla, queste considerazioni sul piano psicologico sono relegate ai margini di una valutazione complessiva dell’intervento medico e paramedico di un istituzione ospedaliera.

Ma sono realmente marginali? 

Io credo che ancora nella formazione del personale medico e paramedico dove professionalità, efficenza, funzionalità e organizzazione occupano il primo posto, occuparsi di stili relazionali, di stili cognitivi, di transfert e contro transfert in corsia, sia un lusso che la nostra attuale medicina e i nostri reparti ospedalieri poco si concedono sia per motivi economici e di budget, che per motivi di cultura e intelligenza emozionale.

Dopo queste dovute riflessioni, posso dire alla luce degli eventi che seguirono che le abilitá professionali e chirurgiche del bulletto fiorentino hanno rimesso in piedi mia figlia in una settimana, così come le efficienti e scrupolose cure infermieristiche. E seppur con i limiti delle umane è troppo umane singole psicologie, posso dire che il reparto funziona sicuramente ad un livello assai elevato e specializzato fra il panorama delle strutture neurochirurgiche italiane.

D’altra parte sempre più sono convinta che la medicina oggi si occupa di organi e di fisiologie ramificandosi in specializzazioni e pratiche specialistiche sempre più raffinate e lontane da una conoscenza globale, complessa e integrata dell’ uomo, mentre la psicologia relazionale, cognitiva e psicodinamica si occupa soltanto di persone.

7 novembre 2015

Verità di testimonianza e verità di ragione e pensiero

Sul messaggero del 6 novembre 2015 – spiega Bergoglio –  “la chiesa deve parlare con la verità e anche con la testimonianza: la testimonianza della povertà. Se un credente parla della povertà o dei senzatetto e conduce una vita da faraone: questo non si può fare”. Queste parole come le altre ” nella Chiesa ci sono quelli che invece di mettersi al servizio degli altri si servono degli altri per i propri scopi ” non sono validi unicamente nell’ambito religioso ma riguardano gli atteggiamenti umani nella loro generalità. Non solo l’uomo religioso ma anche l’uomo filosofo in senso lato è chiamato a guidare i suoi comportamenti secondo autenticità e coerenza con le proprie affermazioni……non è tuttavia un atteggiamento diffuso a livello culturale…..basta seguire le parole del grande filosofo  Schopenhauer : ” Che il santo sia un filosofo, è tanto poco necessario, quanto poco necessario che il filosofo sia un santo: come necessario non è che un uomo bellissimo sia un grande scultore o che un grande scultore sia pure un bell’uomo. Sarebbe d’altronde singolare pretendere da un moralista che non debba raccomandare se non le virtù da lui stesso possedute”. Così Schopenhauer non si prospettò neppure la possibilità di intraprendere la via della liberazione ascetica da lui così eloquentemente difesa come ultimo risultato della sua filosofia. In realtà rimase attaccatissimo a quella volontà di vivere dalla quale affermava la necessità di liberarsi. La sua personalità cade interamente fuori della sua stessa filosofia, la quale perciò rimane priva del maggior pregio di ogni filosofia: la testimonianza viva del filosofo che l’ha elaborata. A tal proposito riportiamo anche l’autorevole parere di Umberto Galimberti il quale sostiene che le teorie scientifiche e filosofiche stanno in piedi da sole senza la testimonianza della persona che le ha prodotte. Non giudicare la filosofia dalla condotta di  un filosofo afferma il prof. Umberto Galimberti raccontando i seguenti aneddoti : Una notte gli allievi di Schopenhauer lo vedono uscire da un bordello e gli domandano”Maestro anche lei qui? dopo tutto quello che ci ha detto in ordine alla castitá” e lui risponde ” Non dovete mai giudicare la filosofia dalla condotta di un filosofo”. Anche Aristotele aveva risposto alla stessa maniera” Me ne scappo da Atene” dopo la morte di Alessandro Magno volevano fare fuori Aristotele che era stato il maestro di Alessandro Magno, ed egli dice”Atene si é già macchiata di un delitto contro la filosofia, Socrate, non voglio darle l’occasione per un’altro delitto”, prende e se ne va giustamente. Ora seguendo queste considerazioni ne consegue forse che non dovremmo valutare la religione e in particolare la Chiesa cattolica dalla vita e dal comportamento di un uomo religioso o di un rappresentante della chiesa cattolica? Io non concordo con i termini posti da Schopenhauer e da Galimberti e ritengo al pari di Papà Francesco che un pensiero o una verità si misurano nella sua essenza solo dalla testimonianza di vita altrimenti ci troviamo di fronte ad un pensiero o una verità che si reggono su una scissione tra pensiero/astrazione e emozioni/vita individuale. Ci troviamo di fronte a una logica Cartesiana che tiene ben separati la Res Cogitans e la Res Extensa, logica cartesiana che sia in ambito filosofico che scientifico  postmoderno sembra ampiamente superata.

14 giugno 2014

Creare un E-Book per focalizzare esperienze e vissuti tra genitori e figli

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1- Riunite la famiglia per sapere che cosa ciascuno pensa e sente rispetto ad un particolare problema. Sfruttate questa riunione come una occasione per fare domande che possano incoraggiare l’esplorazione dei processi interni e favorire lo sviluppo della capacità di leggere la mente.La discussione può coinvolgere l’esame di ciò che ciascuno apprezza o non apprezza del proprio ruolo nella famiglia, oppure di ciò che che ciascuno pensa di un recente evento famigliare. Scegliete per la riunione un momento opportuno, in cui tutti i membri della famiglia siano riposati e disponibili e non siano previsti motivi di interruzione. Anche se tutti partecipano è possibile che qualcuno non abbia voglia di parlare; ma un principio fondamentale di simili riunioni deve essere il rispetto sia per chi parla, sia per chi ascolta. A volte può essere utile stabilire turni, cosicché ognuno sappia quando è il momento di parlare o di ascoltare. In alcune famiglie chi parla tiene un oggetto designato in mano, in altre si preferisce fare semplicemente a turno. Il fatto di rispettare il diritto degli altri a parlare e ad essere ascoltati con attenzione e senza interruzione contribuisce a dare valore alla riflessione all’interno della famiglia.
2- Mettetevi tranquillamente seduto con vostro figlio/a e discutete di una esperienza che avete condiviso. Prestate attenzione al fatto che ciascuno di voi ne ricorda aspetti differenti. Riconsiderate con lui/lei le diverse modalità con cui avete percepito gli avvenimenti. Nel corso del dialogo cercate di prendere in esame gli elementi della mente ( i vissuti) non solo gli aspetti esteriori della vicenda. Ricordate che la cosa importante non è l’accuratezza con cui vengono rievocati i fatti, ma la condivisione del racconto. Questa è un esperienza di co-costruzione cioè un esperienza di ricostruzione condivisa. Buon Divertimento!
3- Create insieme un ebook o un libretto di famiglia. Includetevi un capitolo per ogni membro, nel quale ciascuno può inserire con parole e immagini una storia che lo riguarda. Per fare questo ebook o libro si può utilizzare di tutto: fotografie, disegni, racconti, poesie, senza porre limiti alla creatività individuale. Una parte del libro invece può essere dedicata ad esperienze comuni, come ricorrenze, gite, vacanze, particolari tradizioni famigliari, e ad altre persone importanti per la famiglia. Questa NARRAZIONE CONDIVISA documenta l’evoluzione della vostra famiglia e può rendere più profondo il vostro legame reciproco.
Da. Errori da non Ripetere di Daniele J. Siegel e Mary Hartzell

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