15 luglio 2012

Benvenuti sul mio Blog

In questo spazio sono raccolti:
– Ritagli di scritti di psicoanalisti, filosofi o altri studiosi che trattano argomenti di mio interesse
– Commenti miei ad articoli di attualità
– Considerazioni personali e riflessioni in materia di psicologia, psicoanalisi, filosofia, religione ecc.
– La progressione degli articoli segue soltanto l’ispirazione del momento e il mio individuale percorso di approfondimento tematico

23 ottobre 2016

Ludovico Ariosto (1516 Orlando Furioso) dopo 500 anni a Ferrara al Palazzo dei Diamanti

BELLISSIMA la mostra al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, un tuffo nel 15oo italiano del Rinascimento.

Entriamo nel grande labirinto dell’opera di Ariosto L’Orlando Furioso dove si immaginano e raccontano le GESTA del paladino Orlando: le ARMI, gli AMORI e la FOLLIA,  ispirato al racconto epico precedente della Chanson de Roland, un luogo dove si fondono  anche immagini e gesta dei Cavalieri di re Artù con immagini della classicità di Esiodo e di Omero insieme alla realtà Ferrarese della Corte degli Estense (Leonello, Borso ed Ercole I d’Este tre fratelli che regnano in successione)

In quel tempo FERRARA viene definita la città più moderna d’Europa e il suo duca ha la “fama” di mecenate munifico. Si pratica la musica la pittura si sperimenta altresì il teatro classico, con traduzioni nella lingua volgare che a Ferrara ha un ruolo importante. Ed è proprio nella capacità di dare impulso alla cultura letteraria in lingua volgare che spicca il mecenatismo di questo periodo.

Così l’Orlando Furioso nasce per esaltare la gloria ESTENSE e le gesta del POTERE pur tuttavia l’artista si rivela libero nella sua Arte e mi soffermo in un particolare messo in evidenza nella mostra dove Ariosto prende una posizione di rifiuto nei confronti dell’ avvento dell’ARCHIBUGIO come strumento di morte. Egli mostra come la tecnologia dell’arma da fuoco permette ad un uomo VILE di uccidere a distanza un uomo PRODE e in questa maniera nella lotta, nel conflitto, nella guerra non si contendono più le doti umane come il VALORE e la NOBILTA’.

Ora mi servo di questa METAFORA per ipotizzare che se lo spirito di Ariosto vivesse nel duemila potrebbe ben dire di essere contrario al neo-liberismo capitalista, perchè  nelle GUERRE in atto nella FINANZA INTERNAZIONALE un uomo VILE spingendo un bottone può uccidere a distanza miglioni di uomini, PRODI lavoratori che fondano il loro benessere sulla loro giornata di lavoro, decretandone la morte senza mettere a confronto o disputare valore o nobiltà d’animo. Una lotta IMPARI una contesa al di fuori dei valori umani da lui evidentemente professati: dove l’arma tecnologica in questo caso la FINANZA si erge a schiacciare l’uomo e la sua umanità.

Cosa voterebbe Ariosto a questo referendum……si schiererebbe a favore del suo signore e mecenate  con il suo archibugio o a favore del sogno di un CAVALIERE?

A voi lascio la risposta e vi invito a vedere la mostra davvero meritevole

Ferrara, 22 ottobre 2016
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29 settembre 2016

Su Corrado Malanga

Questo è il commento che ho letto  su internet ad un libro di Corrado Malanga definito massimo esperto internazionale di interferenza aliena:
“Credo che tra decenni ci ricorderemo di Malanga come di Colui che ha Rivoluzionato la Coscienza dell’Essere Umano sulla terra..”

La mia prima reazione si esprime con la frase : Beata ingenuità….!
l’errore di questa affermazione é lo stesso compiuto dalla cultura del novecento che affermava che Freud aveva
Scoperto l’ inconscio.
Freud nel 900 come del resto Malanga nel 2000 hanno seguito lo spirito del tempo e con esso il risultato di tanti studi e ricerche che conducono al senso delle loro personali conclusioni.
Per cui essi sono stati solo dei fari che hanno proiettato una luce da loro assorbita attraverso altri studiosi del loro tempo.
Ci sarebbe stato un Freud senza Schopenhauer, Von Hartmann, Nietzsche o Pierre Janet e molti altri….. Un Malanga senza Ken Wilber Ruppert Sheldrake , Milton Erikson, senza Capra o Heisenberg ecc.
Io credo che il riconoscimento verso uno studioso debba essere meno personale e comunque rivolto non tanto ai contenuti quanto alle capacità divulgative,attrattive e di pubblicità che lo mettono sul ring delle idee in prima persona, come rappresentante individuale di un paradigma, o di una posizione interpretativa e non invece come polo sempre intermedio, di una RETE di conoscenze che si legano, intrecciano, e trasformano nel flusso della ricerca collettiva.

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28 settembre 2016

Ipnotisti e psicoanalisti si riferiscono al medesimo territorio, tratteggiano una medesima realtà

Il problema dei rapporti tra l’ipnosi e la psicoanalisi era stato affrontato da Borch-Jacobsen nella sua tesi, Le sujet freudien (Flammarion, Paris 1982). L’autore vi è ritornato in modo più sistematico nel suo articolo L’hypnose dans la psychanalyse e poi in un secondo articolo intitolato Dispute, in risposta ai commenti sollevati dal primo (questi vari testi sono stati pubblicati in Hypnose et psychanalyse)7, L’idea direttrice di Borch-Jacobsen è che le alternative ipnosi/psicoanalisi, suggestione/transfert, alle quali hanno portato alcune dichiarazioni di Freud, o di Lacan, risultano assai problematiche, quando le cose sono esaminate più da vicino. L’ipnosi non è, così gli sembra, una realtà diversa da ciò che viene chiamato transfert o legame affettivo, o ancora identificazione.
Borch-Jacobsen si unisce qui al punto di vista di Mannoni, che stabilisce nel modo seguente la filiazione che conduce dalla possessione al transfert: «Il transfert è ciò che ci resta della possessione e lo si ottiene da una serie di sottrazioni. Si elimina il diavolo, restano le convulsioni. Si eliminano le reliquie, restano i ‘magnetizzati’ di Mesmer. Si elimina la vasca, si ha l’ipnosi e la ‘relazione’. Si elimina l’ipnosi, resta il trtnsfert»s. D’altra parte, egli ritiene che Freud, dopo aver introdotto l’ipnosi nella psicoterapia, «l’ha affogata nella psicoanalisi sotto l’aspetto oscuro del transfert»
E ancora alla similitudine tra la suggestione e il transfert che arriva Claude Morali nel suo articolo La psychanalyse encore sous l’hypnose, in cui formula le seguenti domande-risposte: «Che cosa suggerisce la suggestione? Il transfert. Che cosa trasferisce il
transfert? La suggestione».
E evidente che la psicoanalisi non sarebbe esistita se Freud non fosse stato iniziato all’ipnosi. E vero che l’ha poi rifiutata. Ma, conclude Morali, «grazie a lui che fuggì da essa (come grazie ad altri autori quali Heidegger,
Blanchot, cui è diretto lo scritto) ora l’ipnosi piomba sul nostro secolo»”).
Nella sua Communication circulaire (tesi del 1988) Daniel Bougnoux mostra come l’ipnosi sia stata riformulata in psicoanalisi sotto la forma di identificazione e di transfert. L’accesso al «simbolico», tanto esaltato da Lacan, vorrebbe sottrarre la psicoanalisi agli effetti della seduzione, della suggestione o alle oscillazioni di un’interazione immaginaria, ma l’approccio comunicazionale (confermato dalla pratica stessa della cura) dimostra che questi sono insuperabili.

da Leon Chertok “Ipnosi e suggestione”

23 giugno 2016

“Luce Irigaray: l’educazione sentimentale andrebbe insegnata a scuola”, di Luciana Sica

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Sorgente: “Luce Irigaray: l’educazione sentimentale andrebbe insegnata a scuola”, di Luciana Sica

8 gennaio 2016

Botta e risposta, transfert e contro transfert in una corsia ospedaliera.

Dopo aver trascorso l’intera giornata del primo dell’anno 2016 al pronto soccorso Careggi di Firenze per esami diagnostici in seguito alle conseguenze subite per un incidente automobilistico avvenuto il 01-01-2016 poco dopo le 11 di mattina in via Belfiore nella città di Firenze, mia figlia viene trasferita al reparto di neurochirurgia 1 CTO Careggi.Io incontro un chirurgo in brevi attimi di colloquio avvenuto pressapoco tra le nove e le dieci di sera dove mi informa che mia figlia deve essere operata alla colonna vertebrale. Attimi dove lo stile relazionale emerge in tutta la sua vivacità.

 Non ho ancora un letto dove dormire perché non risiedo a Firenze, ma a Padova, non riesco quasi a rendermi bene conto della situazione e di quello che sta succedendo e cerco di contattare con il mio iPhone un amico medico di famiglia che durante le festività si trova in Polonia per ottenere qualche opinione e consiglio in proposito. 

Infatti sono ancora indecisa se lasciare mia figlia lì o trasportarla all’ospedale a Padova anche in elicottero se le sue condizioni non lo permettessero in ambulanza, per tutta una serie di motivi logistici e non.

Purtroppo la linea si prende con difficolta, il mio iPhone suona, ma non apre la comunicazione ed io stupita mi perdo in inutili tentativi quando l’esperta voce chirurgica che sta di fronte a me, mi apostrofa con tono da bulletto fiorentino: ” cosa serve acquistare un telefonino così evoluto se poi non è neanche capace di usarlo”, rimango di stucco per una simile affermazione, ma mi sforzo di mantenere la concentrazione diretta sulla questione che mi sta a cuore l’operazione di mia figlia, e sul fatto che sto per mettere la vita di mia figlia nelle mani esperte di un bullo fiorentino che sembra avere un curriculum da star chirurgica. Continuo a pensare che il luogo appropriato di simili battute sia una cena tra amici, ma forse l’esperto chirurgo alle ore 21 del primo dell’anno 2016 ha confuso la prima accettazione di un intervento chirurgico con lo scambio di battute di un convito gaudente. E questa confusione non avviene certo per caso, ma ha una sua logica psicodinamica.

Quando poi arriva la mattina dell’operazione poche ore prima, tra le sei e le sei e trenta, una infermiera dai bei capelli biondi che ha appena iniziato il suo turno di lavoro entra nella stanza accendendo la luce, poi rivolge una domanda a mia figlia che giaceva immobile sul letto avvolta nei sudori procurati da un cocktail antidolorifico in vena che la stava salvando da terribili dolori alla schiena. 

Da una tale situazione ella risponde con un fil di voce flebile e dolorante dal letto.

Al che con un tono sicuro e deciso nella sua bella cadenza Fiorentina ella aggiunge con enfasi: “Ehh….che tu fai la voce da gattino? Al che io intervengo dicendo: “la ragazza tende di consueto ad avere un timbro di voce basso, mentre io l’ ho alto…….”, ma lei aggiunge: “no no cara signora lei la fa proprio la voce da gattino quella voce lamentosa che la vuole tanto intenerire, ma non l’è più una bimba”.

Mia figlia, 24 enne, sempre più flebilmente le risponde:”ma è perché sono tutta dolorante e sto male”.

Non intendo dilungarmi nelle battute che poi io e codesta signora infermiera ci siamo scambiate, ma passo subito a focalizzare l’attenzione sul tema espresso nel titolo e su cui limito la mia riflessione.

Codesta infermiera Fiorentina non si limitava a svolgere il suo servizio con appropriatezza e diligenza, ma inseriva nella comunicazione tra paziente e infermiere un vero e proprio elemento contro transferale. Si parla tecnicamente di transfert e contro transfert ( termini originariamente derivati dalla disciplina psicoanalitica) quando si agiscono con le parole o le azioni affetti od emozioni di cui non si è consapevoli, ma che si vuole negare e tenere distanti dalla propria percezione cosciente, mentre invece sarebbe necessario esserne consapevoli, o imparare ad esserlo in particolare per il personale medico e paramedico che lavora quotidianamente in contesti di sofferenza umana. 

Sofferenza umana che sempre si trova sia alle origini di ogni azione volta al bene che di ogni azione volta al male, sia alla radice di ogni dire-bene (benedizione che ci pervade)che di ogni dire-male(maledizione che ci pervade).

Infatti se la signora infermiera l’era stata così brava a recepire empaticamente il messaggio emozionale e l’affetto contenuto nel flebile tono della paziente non era peró stata altrettanto interessata e brava a recepire e a prendere coscienza della sua personale reazione emozionale al messaggio verbale e non verbale della paziente e del suo interiore affetto sottostante e reattivo “la durezza di chi per affrontare la vita in corsia non è disposto ad intenerirsi ma tende a negare la tenerezza e a prendere le distanze da una materna empatia” .

Mettendo cosi in evidenza non diversamente dal chirurgo, un suo preciso stile relazionale, personale e individuale di fronte alla afflizione e al dolore.

Traumi nascosti e lontani possono riapparire o dolori non sufficientemente elaborati e strategie caratteriali e comunicazionali mantengono il personale che quotidianamente abita le corsie ospedaliere lontano e distaccato da emozioni quali ansia e dolore. Opportunamente e a ragione ?

Puó essere, ma certamente senza esserne consapevoli, ma come parte della messa in atto di automatismi relazionali persi tra battute e risposte.

Pensieri ed emozioni sono responsabili in questo caso , dei nostri schemi relazionali e cognitivi così come di quell’Enfatico e disinvolto intervento infermieristico : ” ehh….che tu fai la voce da gattino?” O della battuta della star chirurgica: “cosa serve acquistare un telefonino così evoluto se poi non è neanche capace di usarlo” .

In quel reparto dove l’ esperta e professionale mano del chirurgo può salvare la vita o distruggerla, queste considerazioni sul piano psicologico sono relegate ai margini di una valutazione complessiva dell’intervento medico e paramedico di un istituzione ospedaliera.

Ma sono realmente marginali? 

Io credo che ancora nella formazione del personale medico e paramedico dove professionalità, efficenza, funzionalità e organizzazione occupano il primo posto, occuparsi di stili relazionali, di stili cognitivi, di transfert e contro transfert in corsia, sia un lusso che la nostra attuale medicina e i nostri reparti ospedalieri poco si concedono sia per motivi economici e di budget, che per motivi di cultura e intelligenza emozionale.

Dopo queste dovute riflessioni, posso dire alla luce degli eventi che seguirono che le abilitá professionali e chirurgiche del bulletto fiorentino hanno rimesso in piedi mia figlia in una settimana, così come le efficienti e scrupolose cure infermieristiche. E seppur con i limiti delle umane è troppo umane singole psicologie, posso dire che il reparto funziona sicuramente ad un livello assai elevato e specializzato fra il panorama delle strutture neurochirurgiche italiane.

D’altra parte sempre più sono convinta che la medicina oggi si occupa di organi e di fisiologie ramificandosi in specializzazioni e pratiche specialistiche sempre più raffinate e lontane da una conoscenza globale, complessa e integrata dell’ uomo, mentre la psicologia relazionale, cognitiva e psicodinamica si occupa soltanto di persone.

7 novembre 2015

Verità di testimonianza e verità di ragione e pensiero

Sul messaggero del 6 novembre 2015 – spiega Bergoglio –  “la chiesa deve parlare con la verità e anche con la testimonianza: la testimonianza della povertà. Se un credente parla della povertà o dei senzatetto e conduce una vita da faraone: questo non si può fare”. Queste parole come le altre ” nella Chiesa ci sono quelli che invece di mettersi al servizio degli altri si servono degli altri per i propri scopi ” non sono validi unicamente nell’ambito religioso ma riguardano gli atteggiamenti umani nella loro generalità. Non solo l’uomo religioso ma anche l’uomo filosofo in senso lato è chiamato a guidare i suoi comportamenti secondo autenticità e coerenza con le proprie affermazioni……non è tuttavia un atteggiamento diffuso a livello culturale…..basta seguire le parole del grande filosofo  Schopenhauer : ” Che il santo sia un filosofo, è tanto poco necessario, quanto poco necessario che il filosofo sia un santo: come necessario non è che un uomo bellissimo sia un grande scultore o che un grande scultore sia pure un bell’uomo. Sarebbe d’altronde singolare pretendere da un moralista che non debba raccomandare se non le virtù da lui stesso possedute”. Così Schopenhauer non si prospettò neppure la possibilità di intraprendere la via della liberazione ascetica da lui così eloquentemente difesa come ultimo risultato della sua filosofia. In realtà rimase attaccatissimo a quella volontà di vivere dalla quale affermava la necessità di liberarsi. La sua personalità cade interamente fuori della sua stessa filosofia, la quale perciò rimane priva del maggior pregio di ogni filosofia: la testimonianza viva del filosofo che l’ha elaborata. A tal proposito riportiamo anche l’autorevole parere di Umberto Galimberti il quale sostiene che le teorie scientifiche e filosofiche stanno in piedi da sole senza la testimonianza della persona che le ha prodotte. Non giudicare la filosofia dalla condotta di  un filosofo afferma il prof. Umberto Galimberti raccontando i seguenti aneddoti : Una notte gli allievi di Schopenhauer lo vedono uscire da un bordello e gli domandano”Maestro anche lei qui? dopo tutto quello che ci ha detto in ordine alla castitá” e lui risponde ” Non dovete mai giudicare la filosofia dalla condotta di un filosofo”. Anche Aristotele aveva risposto alla stessa maniera” Me ne scappo da Atene” dopo la morte di Alessandro Magno volevano fare fuori Aristotele che era stato il maestro di Alessandro Magno, ed egli dice”Atene si é già macchiata di un delitto contro la filosofia, Socrate, non voglio darle l’occasione per un’altro delitto”, prende e se ne va giustamente. Ora seguendo queste considerazioni ne consegue forse che non dovremmo valutare la religione e in particolare la Chiesa cattolica dalla vita e dal comportamento di un uomo religioso o di un rappresentante della chiesa cattolica? Io non concordo con i termini posti da Schopenhauer e da Galimberti e ritengo al pari di Papà Francesco che un pensiero o una verità si misurano nella sua essenza solo dalla testimonianza di vita altrimenti ci troviamo di fronte ad un pensiero o una verità che si reggono su una scissione tra pensiero/astrazione e emozioni/vita individuale. Ci troviamo di fronte a una logica Cartesiana che tiene ben separati la Res Cogitans e la Res Extensa, logica cartesiana che sia in ambito filosofico che scientifico  postmoderno sembra ampiamente superata.

14 giugno 2014

Creare un E-Book per focalizzare esperienze e vissuti tra genitori e figli

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1- Riunite la famiglia per sapere che cosa ciascuno pensa e sente rispetto ad un particolare problema. Sfruttate questa riunione come una occasione per fare domande che possano incoraggiare l’esplorazione dei processi interni e favorire lo sviluppo della capacità di leggere la mente.La discussione può coinvolgere l’esame di ciò che ciascuno apprezza o non apprezza del proprio ruolo nella famiglia, oppure di ciò che che ciascuno pensa di un recente evento famigliare. Scegliete per la riunione un momento opportuno, in cui tutti i membri della famiglia siano riposati e disponibili e non siano previsti motivi di interruzione. Anche se tutti partecipano è possibile che qualcuno non abbia voglia di parlare; ma un principio fondamentale di simili riunioni deve essere il rispetto sia per chi parla, sia per chi ascolta. A volte può essere utile stabilire turni, cosicché ognuno sappia quando è il momento di parlare o di ascoltare. In alcune famiglie chi parla tiene un oggetto designato in mano, in altre si preferisce fare semplicemente a turno. Il fatto di rispettare il diritto degli altri a parlare e ad essere ascoltati con attenzione e senza interruzione contribuisce a dare valore alla riflessione all’interno della famiglia.
2- Mettetevi tranquillamente seduto con vostro figlio/a e discutete di una esperienza che avete condiviso. Prestate attenzione al fatto che ciascuno di voi ne ricorda aspetti differenti. Riconsiderate con lui/lei le diverse modalità con cui avete percepito gli avvenimenti. Nel corso del dialogo cercate di prendere in esame gli elementi della mente ( i vissuti) non solo gli aspetti esteriori della vicenda. Ricordate che la cosa importante non è l’accuratezza con cui vengono rievocati i fatti, ma la condivisione del racconto. Questa è un esperienza di co-costruzione cioè un esperienza di ricostruzione condivisa. Buon Divertimento!
3- Create insieme un ebook o un libretto di famiglia. Includetevi un capitolo per ogni membro, nel quale ciascuno può inserire con parole e immagini una storia che lo riguarda. Per fare questo ebook o libro si può utilizzare di tutto: fotografie, disegni, racconti, poesie, senza porre limiti alla creatività individuale. Una parte del libro invece può essere dedicata ad esperienze comuni, come ricorrenze, gite, vacanze, particolari tradizioni famigliari, e ad altre persone importanti per la famiglia. Questa NARRAZIONE CONDIVISA documenta l’evoluzione della vostra famiglia e può rendere più profondo il vostro legame reciproco.
Da. Errori da non Ripetere di Daniele J. Siegel e Mary Hartzell

25 maggio 2014

Cosa significa razionalizzare?

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Che valore ha mi domando una OPINIONE che si fonda su un pensiero e una ragione presi in ASTRATTO e non calati nella vita, nella esperienza quotidiana e diretta di relazioni, atteggiamenti, temperamenti, affetti ed emozioni.
Tra volontà e rappresentazione Schopenhauer ci mostra anche il MONDO come RAZIONALIZZAZIONE e ci da un esempio perfetto di cosa significhi RAZIONALIZZARE una pratica a cui molta storia della FILOSOFIA si attiene in quanto mantiene scollegato il pensiero dalla vita dal comportamento e dal carattere dei filosofi.
Seguiamo queste parole scritte dal filosofo Abbagnano:
Schopenhauer si fa banditore e profeta della liberazione dalla volontà di vivere e addita la via della liberazione nell’ascetismo. Personalmente, tuttavia, egli non si sente impegnato in questo compito. Nonostante il carattere profetico della sua filosofia, Schopenhauer non vede nella filosofia che una somma di concetti astratti e generici che ne fanno “una completa ripetizione e quasi un riflesso del mondo in concetti astratti” (Mondo, I, § 215). Pertanto il filosofo non è impegnato dagli insegnamenti della sua filosofia. “Che il santo sia un filosofo, è tanto poco necessario, quanto poco necessario che il filosofo sia un santo: come necessario non è che un uomo bellissimo sia un grande scultore o che un grande scultore sia pure un bell’uomo. Sarebbe d’altronde singolare pretendere da un moralista che non debba raccomandare se non le virtù da lui stesso possedute. Rispecchiare astrattamente, universalmente, limpidamente, in concetti l’intera essenza del mondo, e così, quale immagine riflessa, deporla nei permanenti e sempre disposti concetti della ragione: questo e non altro è filosofia” (Ib., § 68). Così Schopenhauer non si prospettò neppure la possibilità di intraprendere la via della liberazione ascetica da lui così eloquentemente difesa come ultimo risultato della sua filosofia. In realtà rimase attaccatissimo a quella volontà di vivere dalla quale affermava la necessità di liberarsi. E quando dopo la morte di Hegel la moda dello hegelismo decadde, e l’attenzione del pubblico cominciò a rivolgersi a lui, egli ne fu giubilante. La sua personalità cade interamente fuori della sua stessa filosofia, la quale perciò rimane priva del maggior pregio di ogni filosofia: la testimonianza viva del filosofo che l’ha elaborata.

A tal proposito riportiamo anche l’autorevole parere contrario di Umberto Galimberti il quale sostiene che le teorie scientifiche e filosofiche stanno in piedi da sole senza la testimonianza della persona.

Non giudicare la filosofia dalla condotta dei filosofi

Racconta Umberto Galimberti

Una notte gli allievi di Schopenhauer lo vedono uscire da un bordello e gli domandano”Maestro anche lei qui? dopo tutto quello che ci ha detto in ordine alla castitá” e lui risponde ” Non dovete mai giudicare la filosofia dalla condotta di un filosofo”. Anche Aristotele aveva risposto alla stessa maniera” Me ne scappo da Atene” dopo la morte di Alessandro Magno volevano fare fuori Aristotele che era stato il maestro di Alessandro Magno, ed egli dice”Atene si é già macchiata di un delitto contro la filosofia, Socrate, non voglio darle l’occasione per un’altro delitto”, prende e se ne va giustamente.

20 maggio 2014

Esperienza psicologica della pratica ZEN

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Quando voi siete voi stessi, vedete le cose così come sono, è diventate tutt’uno con ciò che vi circonda. Lì si trova il vostro vero Sé . Lì possedete la vera pratica; possedete la pratica di una rana. Ecco un buon esempio della nostra pratica – quando una rana diventa una rana, lo Zen diventa Zen.
Quando comprendete una rana da cima a fondo, ottenete l’illuminazione; siete Buddha. E andate anche bene per gli altri: marito o moglie, figlio o figlia. Questo è zazen!
Shunryu Suzuki-roshi

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28 marzo 2014

Il Cardinale Bagnasco ci propone la sua ideologia sulla famiglia e sui sessi

L’ Articolo del Cardinale Bagnasco apparso sul Fatto Quotidiano e anche sul Giornale che di sotto riporto mi stimola ad un commento.

Genitori:”Difendete i figli dalla ideologia dei gender”

Purtroppo molti nella chiesa e nel clero sembrano conoscere solo la PATERNITA’ IDEALE predicano la santità senza capire che è proprio dalla santità (dedizione assoluta,sacrificio di sé) che nascono i Kamikaze e dal voto di castità che possono nascere i pedofili.
Il padre o la madre biologici che si trovano un figlio OMOSESSUALE cosa possono fare se non amarlo per quello che è, e cercare di venire a patti con la  loro PATERNITA’ o MATERNITA’ ideale con quel figlio IDEALE/IMMAGINARIO che custodivano dentro di sé, quel figlio che è diventato forse un architetto invece di fare medicina o un prete invece di diventare un ingegnere, che sposa un uomo invece di una donna e viceversa. Continua a leggere

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