15 luglio 2012

Benvenuti sul mio Blog

In questo spazio sono raccolti:
– Ritagli di scritti di psicoanalisti, filosofi o altri studiosi che trattano argomenti di mio interesse
– Commenti miei ad articoli di attualità
– Considerazioni personali e riflessioni in materia di psicologia, psicoanalisi, filosofia, religione ecc.
– La progressione degli articoli segue soltanto l’ispirazione del momento e il mio individuale percorso di approfondimento tematico

23 giugno 2016

“Luce Irigaray: l’educazione sentimentale andrebbe insegnata a scuola”, di Luciana Sica

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Sorgente: “Luce Irigaray: l’educazione sentimentale andrebbe insegnata a scuola”, di Luciana Sica

8 gennaio 2016

Botta e risposta, transfert e contro transfert in una corsia ospedaliera.

Dopo aver trascorso l’intera giornata del primo dell’anno 2016 al pronto soccorso Careggi di Firenze per esami diagnostici in seguito alle conseguenze subite per un incidente automobilistico avvenuto il 01-01-2016 poco dopo le 11 di mattina in via Belfiore nella città di Firenze, mia figlia viene trasferita al reparto di neurochirurgia 1 CTO Careggi.Io incontro un chirurgo in brevi attimi di colloquio avvenuto pressapoco tra le nove e le dieci di sera dove mi informa che mia figlia deve essere operata alla colonna vertebrale. Attimi dove lo stile relazionale emerge in tutta la sua vivacità.

 Non ho ancora un letto dove dormire perché non risiedo a Firenze, ma a Padova, non riesco quasi a rendermi bene conto della situazione e di quello che sta succedendo e cerco di contattare con il mio iPhone un amico medico di famiglia che durante le festività si trova in Polonia per ottenere qualche opinione e consiglio in proposito. 

Infatti sono ancora indecisa se lasciare mia figlia lì o trasportarla all’ospedale a Padova anche in elicottero se le sue condizioni non lo permettessero in ambulanza, per tutta una serie di motivi logistici e non.

Purtroppo la linea si prende con difficolta, il mio iPhone suona, ma non apre la comunicazione ed io stupita mi perdo in inutili tentativi quando l’esperta voce chirurgica che sta di fronte a me, mi apostrofa con tono da bulletto fiorentino: ” cosa serve acquistare un telefonino così evoluto se poi non è neanche capace di usarlo”, rimango di stucco per una simile affermazione, ma mi sforzo di mantenere la concentrazione diretta sulla questione che mi sta a cuore l’operazione di mia figlia, e sul fatto che sto per mettere la vita di mia figlia nelle mani esperte di un bullo fiorentino che sembra avere un curriculum da star chirurgica. Continuo a pensare che il luogo appropriato di simili battute sia una cena tra amici, ma forse l’esperto chirurgo alle ore 21 del primo dell’anno 2016 ha confuso la prima accettazione di un intervento chirurgico con lo scambio di battute di un convito gaudente. E questa confusione non avviene certo per caso, ma ha una sua logica psicodinamica.

Quando poi arriva la mattina dell’operazione poche ore prima, tra le sei e le sei e trenta, una infermiera dai bei capelli biondi che ha appena iniziato il suo turno di lavoro entra nella stanza accendendo la luce, poi rivolge una domanda a mia figlia che giaceva immobile sul letto avvolta nei sudori procurati da un cocktail antidolorifico in vena che la stava salvando da terribili dolori alla schiena. 

Da una tale situazione ella risponde con un fil di voce flebile e dolorante dal letto.

Al che con un tono sicuro e deciso nella sua bella cadenza Fiorentina ella aggiunge con enfasi: “Ehh….che tu fai la voce da gattino? Al che io intervengo dicendo: “la ragazza tende di consueto ad avere un timbro di voce basso, mentre io l’ ho alto…….”, ma lei aggiunge: “no no cara signora lei la fa proprio la voce da gattino quella voce lamentosa che la vuole tanto intenerire, ma non l’è più una bimba”.

Mia figlia, 24 enne, sempre più flebilmente le risponde:”ma è perché sono tutta dolorante e sto male”.

Non intendo dilungarmi nelle battute che poi io e codesta signora infermiera ci siamo scambiate, ma passo subito a focalizzare l’attenzione sul tema espresso nel titolo e su cui limito la mia riflessione.

Codesta infermiera Fiorentina non si limitava a svolgere il suo servizio con appropriatezza e diligenza, ma inseriva nella comunicazione tra paziente e infermiere un vero e proprio elemento contro transferale. Si parla tecnicamente di transfert e contro transfert ( termini originariamente derivati dalla disciplina psicoanalitica) quando si agiscono con le parole o le azioni affetti od emozioni di cui non si è consapevoli, ma che si vuole negare e tenere distanti dalla propria percezione cosciente, mentre invece sarebbe necessario esserne consapevoli, o imparare ad esserlo in particolare per il personale medico e paramedico che lavora quotidianamente in contesti di sofferenza umana. 

Sofferenza umana che sempre si trova sia alle origini di ogni azione volta al bene che di ogni azione volta al male, sia alla radice di ogni dire-bene (benedizione che ci pervade)che di ogni dire-male(maledizione che ci pervade).

Infatti se la signora infermiera l’era stata così brava a recepire empaticamente il messaggio emozionale e l’affetto contenuto nel flebile tono della paziente non era peró stata altrettanto interessata e brava a recepire e a prendere coscienza della sua personale reazione emozionale al messaggio verbale e non verbale della paziente e del suo interiore affetto sottostante e reattivo “la durezza di chi per affrontare la vita in corsia non è disposto ad intenerirsi ma tende a negare la tenerezza e a prendere le distanze da una materna empatia” .

Mettendo cosi in evidenza non diversamente dal chirurgo, un suo preciso stile relazionale, personale e individuale di fronte alla afflizione e al dolore.

Traumi nascosti e lontani possono riapparire o dolori non sufficientemente elaborati e strategie caratteriali e comunicazionali mantengono il personale che quotidianamente abita le corsie ospedaliere lontano e distaccato da emozioni quali ansia e dolore. Opportunamente e a ragione ?

Puó essere, ma certamente senza esserne consapevoli, ma come parte della messa in atto di automatismi relazionali persi tra battute e risposte.

Pensieri ed emozioni sono responsabili in questo caso , dei nostri schemi relazionali e cognitivi così come di quell’Enfatico e disinvolto intervento infermieristico : ” ehh….che tu fai la voce da gattino?” O della battuta della star chirurgica: “cosa serve acquistare un telefonino così evoluto se poi non è neanche capace di usarlo” .

In quel reparto dove l’ esperta e professionale mano del chirurgo può salvare la vita o distruggerla, queste considerazioni sul piano psicologico sono relegate ai margini di una valutazione complessiva dell’intervento medico e paramedico di un istituzione ospedaliera.

Ma sono realmente marginali? 

Io credo che ancora nella formazione del personale medico e paramedico dove professionalità, efficenza, funzionalità e organizzazione occupano il primo posto, occuparsi di stili relazionali, di stili cognitivi, di transfert e contro transfert in corsia, sia un lusso che la nostra attuale medicina e i nostri reparti ospedalieri poco si concedono sia per motivi economici e di budget, che per motivi di cultura e intelligenza emozionale.

Dopo queste dovute riflessioni, posso dire alla luce degli eventi che seguirono che le abilitá professionali e chirurgiche del bulletto fiorentino hanno rimesso in piedi mia figlia in una settimana, così come le efficienti e scrupolose cure infermieristiche. E seppur con i limiti delle umane è troppo umane singole psicologie, posso dire che il reparto funziona sicuramente ad un livello assai elevato e specializzato fra il panorama delle strutture neurochirurgiche italiane.

D’altra parte sempre più sono convinta che la medicina oggi si occupa di organi e di fisiologie ramificandosi in specializzazioni e pratiche specialistiche sempre più raffinate e lontane da una conoscenza globale, complessa e integrata dell’ uomo, mentre la psicologia relazionale, cognitiva e psicodinamica si occupa soltanto di persone.

7 novembre 2015

Verità di testimonianza e verità di ragione e pensiero

Sul messaggero del 6 novembre 2015 – spiega Bergoglio –  “la chiesa deve parlare con la verità e anche con la testimonianza: la testimonianza della povertà. Se un credente parla della povertà o dei senzatetto e conduce una vita da faraone: questo non si può fare”. Queste parole come le altre ” nella Chiesa ci sono quelli che invece di mettersi al servizio degli altri si servono degli altri per i propri scopi ” non sono validi unicamente nell’ambito religioso ma riguardano gli atteggiamenti umani nella loro generalità. Non solo l’uomo religioso ma anche l’uomo filosofo in senso lato è chiamato a guidare i suoi comportamenti secondo autenticità e coerenza con le proprie affermazioni……non è tuttavia un atteggiamento diffuso a livello culturale…..basta seguire le parole del grande filosofo  Schopenhauer : ” Che il santo sia un filosofo, è tanto poco necessario, quanto poco necessario che il filosofo sia un santo: come necessario non è che un uomo bellissimo sia un grande scultore o che un grande scultore sia pure un bell’uomo. Sarebbe d’altronde singolare pretendere da un moralista che non debba raccomandare se non le virtù da lui stesso possedute”. Così Schopenhauer non si prospettò neppure la possibilità di intraprendere la via della liberazione ascetica da lui così eloquentemente difesa come ultimo risultato della sua filosofia. In realtà rimase attaccatissimo a quella volontà di vivere dalla quale affermava la necessità di liberarsi. La sua personalità cade interamente fuori della sua stessa filosofia, la quale perciò rimane priva del maggior pregio di ogni filosofia: la testimonianza viva del filosofo che l’ha elaborata. A tal proposito riportiamo anche l’autorevole parere di Umberto Galimberti il quale sostiene che le teorie scientifiche e filosofiche stanno in piedi da sole senza la testimonianza della persona che le ha prodotte. Non giudicare la filosofia dalla condotta di  un filosofo afferma il prof. Umberto Galimberti raccontando i seguenti aneddoti : Una notte gli allievi di Schopenhauer lo vedono uscire da un bordello e gli domandano”Maestro anche lei qui? dopo tutto quello che ci ha detto in ordine alla castitá” e lui risponde ” Non dovete mai giudicare la filosofia dalla condotta di un filosofo”. Anche Aristotele aveva risposto alla stessa maniera” Me ne scappo da Atene” dopo la morte di Alessandro Magno volevano fare fuori Aristotele che era stato il maestro di Alessandro Magno, ed egli dice”Atene si é già macchiata di un delitto contro la filosofia, Socrate, non voglio darle l’occasione per un’altro delitto”, prende e se ne va giustamente. Ora seguendo queste considerazioni ne consegue forse che non dovremmo valutare la religione e in particolare la Chiesa cattolica dalla vita e dal comportamento di un uomo religioso o di un rappresentante della chiesa cattolica? Io non concordo con i termini posti da Schopenhauer e da Galimberti e ritengo al pari di Papà Francesco che un pensiero o una verità si misurano nella sua essenza solo dalla testimonianza di vita altrimenti ci troviamo di fronte ad un pensiero o una verità che si reggono su una scissione tra pensiero/astrazione e emozioni/vita individuale. Ci troviamo di fronte a una logica Cartesiana che tiene ben separati la Res Cogitans e la Res Extensa, logica cartesiana che sia in ambito filosofico che scientifico  postmoderno sembra ampiamente superata.

14 giugno 2014

Creare un E-Book per focalizzare esperienze e vissuti tra genitori e figli

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1- Riunite la famiglia per sapere che cosa ciascuno pensa e sente rispetto ad un particolare problema. Sfruttate questa riunione come una occasione per fare domande che possano incoraggiare l’esplorazione dei processi interni e favorire lo sviluppo della capacità di leggere la mente.La discussione può coinvolgere l’esame di ciò che ciascuno apprezza o non apprezza del proprio ruolo nella famiglia, oppure di ciò che che ciascuno pensa di un recente evento famigliare. Scegliete per la riunione un momento opportuno, in cui tutti i membri della famiglia siano riposati e disponibili e non siano previsti motivi di interruzione. Anche se tutti partecipano è possibile che qualcuno non abbia voglia di parlare; ma un principio fondamentale di simili riunioni deve essere il rispetto sia per chi parla, sia per chi ascolta. A volte può essere utile stabilire turni, cosicché ognuno sappia quando è il momento di parlare o di ascoltare. In alcune famiglie chi parla tiene un oggetto designato in mano, in altre si preferisce fare semplicemente a turno. Il fatto di rispettare il diritto degli altri a parlare e ad essere ascoltati con attenzione e senza interruzione contribuisce a dare valore alla riflessione all’interno della famiglia.
2- Mettetevi tranquillamente seduto con vostro figlio/a e discutete di una esperienza che avete condiviso. Prestate attenzione al fatto che ciascuno di voi ne ricorda aspetti differenti. Riconsiderate con lui/lei le diverse modalità con cui avete percepito gli avvenimenti. Nel corso del dialogo cercate di prendere in esame gli elementi della mente ( i vissuti) non solo gli aspetti esteriori della vicenda. Ricordate che la cosa importante non è l’accuratezza con cui vengono rievocati i fatti, ma la condivisione del racconto. Questa è un esperienza di co-costruzione cioè un esperienza di ricostruzione condivisa. Buon Divertimento!
3- Create insieme un ebook o un libretto di famiglia. Includetevi un capitolo per ogni membro, nel quale ciascuno può inserire con parole e immagini una storia che lo riguarda. Per fare questo ebook o libro si può utilizzare di tutto: fotografie, disegni, racconti, poesie, senza porre limiti alla creatività individuale. Una parte del libro invece può essere dedicata ad esperienze comuni, come ricorrenze, gite, vacanze, particolari tradizioni famigliari, e ad altre persone importanti per la famiglia. Questa NARRAZIONE CONDIVISA documenta l’evoluzione della vostra famiglia e può rendere più profondo il vostro legame reciproco.
Da. Errori da non Ripetere di Daniele J. Siegel e Mary Hartzell

25 maggio 2014

Cosa significa razionalizzare?

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Che valore ha mi domando una OPINIONE che si fonda su un pensiero e una ragione presi in ASTRATTO e non calati nella vita, nella esperienza quotidiana e diretta di relazioni, atteggiamenti, temperamenti, affetti ed emozioni.
Tra volontà e rappresentazione Schopenhauer ci mostra anche il MONDO come RAZIONALIZZAZIONE e ci da un esempio perfetto di cosa significhi RAZIONALIZZARE una pratica a cui molta storia della FILOSOFIA si attiene in quanto mantiene scollegato il pensiero dalla vita dal comportamento e dal carattere dei filosofi.
Seguiamo queste parole scritte dal filosofo Abbagnano:
Schopenhauer si fa banditore e profeta della liberazione dalla volontà di vivere e addita la via della liberazione nell’ascetismo. Personalmente, tuttavia, egli non si sente impegnato in questo compito. Nonostante il carattere profetico della sua filosofia, Schopenhauer non vede nella filosofia che una somma di concetti astratti e generici che ne fanno “una completa ripetizione e quasi un riflesso del mondo in concetti astratti” (Mondo, I, § 215). Pertanto il filosofo non è impegnato dagli insegnamenti della sua filosofia. “Che il santo sia un filosofo, è tanto poco necessario, quanto poco necessario che il filosofo sia un santo: come necessario non è che un uomo bellissimo sia un grande scultore o che un grande scultore sia pure un bell’uomo. Sarebbe d’altronde singolare pretendere da un moralista che non debba raccomandare se non le virtù da lui stesso possedute. Rispecchiare astrattamente, universalmente, limpidamente, in concetti l’intera essenza del mondo, e così, quale immagine riflessa, deporla nei permanenti e sempre disposti concetti della ragione: questo e non altro è filosofia” (Ib., § 68). Così Schopenhauer non si prospettò neppure la possibilità di intraprendere la via della liberazione ascetica da lui così eloquentemente difesa come ultimo risultato della sua filosofia. In realtà rimase attaccatissimo a quella volontà di vivere dalla quale affermava la necessità di liberarsi. E quando dopo la morte di Hegel la moda dello hegelismo decadde, e l’attenzione del pubblico cominciò a rivolgersi a lui, egli ne fu giubilante. La sua personalità cade interamente fuori della sua stessa filosofia, la quale perciò rimane priva del maggior pregio di ogni filosofia: la testimonianza viva del filosofo che l’ha elaborata.

A tal proposito riportiamo anche l’autorevole parere contrario di Umberto Galimberti il quale sostiene che le teorie scientifiche e filosofiche stanno in piedi da sole senza la testimonianza della persona.

Non giudicare la filosofia dalla condotta dei filosofi

Racconta Umberto Galimberti

Una notte gli allievi di Schopenhauer lo vedono uscire da un bordello e gli domandano”Maestro anche lei qui? dopo tutto quello che ci ha detto in ordine alla castitá” e lui risponde ” Non dovete mai giudicare la filosofia dalla condotta di un filosofo”. Anche Aristotele aveva risposto alla stessa maniera” Me ne scappo da Atene” dopo la morte di Alessandro Magno volevano fare fuori Aristotele che era stato il maestro di Alessandro Magno, ed egli dice”Atene si é già macchiata di un delitto contro la filosofia, Socrate, non voglio darle l’occasione per un’altro delitto”, prende e se ne va giustamente.

20 maggio 2014

Esperienza psicologica della pratica ZEN

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Quando voi siete voi stessi, vedete le cose così come sono, è diventate tutt’uno con ciò che vi circonda. Lì si trova il vostro vero Sé . Lì possedete la vera pratica; possedete la pratica di una rana. Ecco un buon esempio della nostra pratica – quando una rana diventa una rana, lo Zen diventa Zen.
Quando comprendete una rana da cima a fondo, ottenete l’illuminazione; siete Buddha. E andate anche bene per gli altri: marito o moglie, figlio o figlia. Questo è zazen!
Shunryu Suzuki-roshi

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28 marzo 2014

Il Cardinale Bagnasco ci propone la sua ideologia sulla famiglia e sui sessi

L’ Articolo del Cardinale Bagnasco apparso sul Fatto Quotidiano e anche sul Giornale che di sotto riporto mi stimola ad un commento.

Genitori:”Difendete i figli dalla ideologia dei gender”

Purtroppo molti nella chiesa e nel clero sembrano conoscere solo la PATERNITA’ IDEALE predicano la santità senza capire che è proprio dalla santità (dedizione assoluta,sacrificio di sé) che nascono i Kamikaze e dal voto di castità che possono nascere i pedofili.
Il padre o la madre biologici che si trovano un figlio OMOSESSUALE cosa possono fare se non amarlo per quello che è, e cercare di venire a patti con la  loro PATERNITA’ o MATERNITA’ ideale con quel figlio IDEALE/IMMAGINARIO che custodivano dentro di sé, quel figlio che è diventato forse un architetto invece di fare medicina o un prete invece di diventare un ingegnere, che sposa un uomo invece di una donna e viceversa. Continua a leggere

26 marzo 2014

Il pragmatismo americano guarda Sigmund Freud

Vi riporto quello che dice il medico psicoterapeuta americano canadese Eric Berne che ha fondato la scuola di psicologia transazionale ed è morto nel 1970.

Sigmund Freud ovvero se non ce la fai in un modo provaci in un altro

Sigmund era deciso a diventare un grand’uomo. Era un gran lavoratore e tentò di arrivare all’Establishment, che per lui equivaleva al Paradiso, ma non glielo permisero. Ma non si arrese, decise invece di andare a vedere l’Inferno. Lì non c’era nessun Establishment e nessuno ci aveva mai fatto caso. Divenne un’autorità nell’ambito dell’inferno, che nel suo caso era l’Inconscio.

Il suo successo fu tale che, dopo un po’, l’Establishment era rappresentato da lui stesso.

da Eric Berne ” Ciao! …e poi?”

20 marzo 2014

Novelle Medea e Recalcati

Delacroix-la furia di Medea

Allego il link all’articolo di Recalcati a cui mi riferisco: una donna immigrata di 38 anni albanese residente a Lecco che ha ucciso le sue tre figlie come Medea in successione alla perdita, alla separazione e al tradimento del marito.

Recalcati:”Mamme Medea. L’amore divorante che si trasforma in desiderio di morte”

Recalcati dice:

“La volontà narcisistica di avere un figlio ideale, perfetto, coincidente con il figlio immaginato, non può accettare il limite costituito dall’esistenza reale del figlio. L’amore materno che è sempre amore per il figlio nella sua particolarità anche più difettosa, lascia in questi casi il posto ad una sua trasfigurazione perversa: la gioia della maternità non è più quella di donare la vita ma solo quella di avere un figlio ideale. Se il figlio si discosta da questo ideale deve essere rifiutato. Molte depressioni post partum parlano di questo rifiuto che trova la sua manifestazione più crudele nel passaggio all’atto dell’infanticidio.”

Recalcati circa la situazione di questa donna coglie certamente un aspetto non trascurabile della faccenda la non elaborazione del lutto, la mancata accettazione della castrazione  ma solo il più razionale e il meno aderente ai vissuti   esperienziali della donna non ha fatto alcun accenno alle sue prime parole che riportano i giornalisti la donna in stato confusionale dice:Volevo evitare loro un futuro di disperazione  o volevo proteggerle dai mafiosi….

Dire che l’omicidio del figlio è frutto della mancata accettazione del figlio reale, mancata accettazione dei limiti del reale  può essere vero ma altrettanto evidente è il fatto che questa non è una depressione post-partum e che il riferimento ad essa è un estensione dell’autore per analogia alla situazione della donna ipoteticamente depressa per la separazione dal marito.

Il termine stato confusionale è nato in psichiatria per dare un nome a ciò che non si conosce. l’atteggiamento fenomenologico  in psicopatologia è più attento al mondo interno della persona che giace e agisce nella disperazione meno propenso a seguire categorie o concetti psicoanalitici acquisiti.

 

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16 marzo 2014

Dibattito sui genitori Gay

 

Genitori gay non temete: Edipo è morto.

Trovo molto interessante l’articolo di Antonietta Demurtas “Genitori Gay non temete: l’EDIPO é morto”,  che ho allegato in un mio precedente Twitt tanto da sentire il bisogno di un ulteriore commento.
Sono sempre più stupita da come intellettuali di fama  si adagino spesso su posizioni acquisite come se fossero su una roccia ETERNA.
 la Silvia VEGETTI FINZI con il suo concetto di ARCHITRAVE dell’INCONSCIO riservato al mito di EDIPO si IRRIGIDISCE su una posizione ORTODOSSA della PSICOANALISI. Potrei essere anche in accordo se non fosse che le configurazioni del conflitto nella famiglia EDIPICA sono storicizzabili e riguardano una ampia gamma di situazioni emotive che risentono di ogni cambiamento.
FERRARI invece si appella alla psicologia e alle sue ricerche sulle identità sessuale dei figli di genitori Gay negli ultimi 20-40 anni e si fissa su una posizione di RIGORISMO SCIENTIFICO sempre più messo in discussione ai vertici della cultura. Entrambi hanno costruito un FETICCIO da cui partire dimenticando la saggezza di Pirandello che ci riporta alla concretezza di molteplici identità personali: UNO,NESSUNO e CENTOMILA.
Le posizioni culturali devono seguire le esperienze personali oppure le esperienze personali seguire quelle culturali? Siamo all’antico dilemma viene prima l’uovo o la gallina.
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