Cosa significa razionalizzare?

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Che valore ha mi domando una OPINIONE che si fonda su un pensiero e una ragione presi in ASTRATTO e non calati nella vita, nella esperienza quotidiana e diretta di relazioni, atteggiamenti, temperamenti, affetti ed emozioni.
Tra volontà e rappresentazione Schopenhauer ci mostra anche il MONDO come RAZIONALIZZAZIONE e ci da un esempio perfetto di cosa significhi RAZIONALIZZARE una pratica a cui molta storia della FILOSOFIA si attiene in quanto mantiene scollegato il pensiero dalla vita dal comportamento e dal carattere dei filosofi.
Seguiamo queste parole scritte dal filosofo Abbagnano:
Schopenhauer si fa banditore e profeta della liberazione dalla volontà di vivere e addita la via della liberazione nell’ascetismo. Personalmente, tuttavia, egli non si sente impegnato in questo compito. Nonostante il carattere profetico della sua filosofia, Schopenhauer non vede nella filosofia che una somma di concetti astratti e generici che ne fanno “una completa ripetizione e quasi un riflesso del mondo in concetti astratti” (Mondo, I, § 215). Pertanto il filosofo non è impegnato dagli insegnamenti della sua filosofia. “Che il santo sia un filosofo, è tanto poco necessario, quanto poco necessario che il filosofo sia un santo: come necessario non è che un uomo bellissimo sia un grande scultore o che un grande scultore sia pure un bell’uomo. Sarebbe d’altronde singolare pretendere da un moralista che non debba raccomandare se non le virtù da lui stesso possedute. Rispecchiare astrattamente, universalmente, limpidamente, in concetti l’intera essenza del mondo, e così, quale immagine riflessa, deporla nei permanenti e sempre disposti concetti della ragione: questo e non altro è filosofia” (Ib., § 68). Così Schopenhauer non si prospettò neppure la possibilità di intraprendere la via della liberazione ascetica da lui così eloquentemente difesa come ultimo risultato della sua filosofia. In realtà rimase attaccatissimo a quella volontà di vivere dalla quale affermava la necessità di liberarsi. E quando dopo la morte di Hegel la moda dello hegelismo decadde, e l’attenzione del pubblico cominciò a rivolgersi a lui, egli ne fu giubilante. La sua personalità cade interamente fuori della sua stessa filosofia, la quale perciò rimane priva del maggior pregio di ogni filosofia: la testimonianza viva del filosofo che l’ha elaborata.

A tal proposito riportiamo anche l’autorevole parere contrario di Umberto Galimberti il quale sostiene che le teorie scientifiche e filosofiche stanno in piedi da sole senza la testimonianza della persona.

Non giudicare la filosofia dalla condotta dei filosofi

Racconta Umberto Galimberti

Una notte gli allievi di Schopenhauer lo vedono uscire da un bordello e gli domandano”Maestro anche lei qui? dopo tutto quello che ci ha detto in ordine alla castitá” e lui risponde ” Non dovete mai giudicare la filosofia dalla condotta di un filosofo”. Anche Aristotele aveva risposto alla stessa maniera” Me ne scappo da Atene” dopo la morte di Alessandro Magno volevano fare fuori Aristotele che era stato il maestro di Alessandro Magno, ed egli dice”Atene si é già macchiata di un delitto contro la filosofia, Socrate, non voglio darle l’occasione per un’altro delitto”, prende e se ne va giustamente.

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