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7 novembre 2015

Verità di testimonianza e verità di ragione e pensiero

Sul messaggero del 6 novembre 2015 – spiega Bergoglio –  “la chiesa deve parlare con la verità e anche con la testimonianza: la testimonianza della povertà. Se un credente parla della povertà o dei senzatetto e conduce una vita da faraone: questo non si può fare”. Queste parole come le altre ” nella Chiesa ci sono quelli che invece di mettersi al servizio degli altri si servono degli altri per i propri scopi ” non sono validi unicamente nell’ambito religioso ma riguardano gli atteggiamenti umani nella loro generalità. Non solo l’uomo religioso ma anche l’uomo filosofo in senso lato è chiamato a guidare i suoi comportamenti secondo autenticità e coerenza con le proprie affermazioni……non è tuttavia un atteggiamento diffuso a livello culturale…..basta seguire le parole del grande filosofo  Schopenhauer : ” Che il santo sia un filosofo, è tanto poco necessario, quanto poco necessario che il filosofo sia un santo: come necessario non è che un uomo bellissimo sia un grande scultore o che un grande scultore sia pure un bell’uomo. Sarebbe d’altronde singolare pretendere da un moralista che non debba raccomandare se non le virtù da lui stesso possedute”. Così Schopenhauer non si prospettò neppure la possibilità di intraprendere la via della liberazione ascetica da lui così eloquentemente difesa come ultimo risultato della sua filosofia. In realtà rimase attaccatissimo a quella volontà di vivere dalla quale affermava la necessità di liberarsi. La sua personalità cade interamente fuori della sua stessa filosofia, la quale perciò rimane priva del maggior pregio di ogni filosofia: la testimonianza viva del filosofo che l’ha elaborata. A tal proposito riportiamo anche l’autorevole parere di Umberto Galimberti il quale sostiene che le teorie scientifiche e filosofiche stanno in piedi da sole senza la testimonianza della persona che le ha prodotte. Non giudicare la filosofia dalla condotta di  un filosofo afferma il prof. Umberto Galimberti raccontando i seguenti aneddoti : Una notte gli allievi di Schopenhauer lo vedono uscire da un bordello e gli domandano”Maestro anche lei qui? dopo tutto quello che ci ha detto in ordine alla castitá” e lui risponde ” Non dovete mai giudicare la filosofia dalla condotta di un filosofo”. Anche Aristotele aveva risposto alla stessa maniera” Me ne scappo da Atene” dopo la morte di Alessandro Magno volevano fare fuori Aristotele che era stato il maestro di Alessandro Magno, ed egli dice”Atene si é già macchiata di un delitto contro la filosofia, Socrate, non voglio darle l’occasione per un’altro delitto”, prende e se ne va giustamente. Ora seguendo queste considerazioni ne consegue forse che non dovremmo valutare la religione e in particolare la Chiesa cattolica dalla vita e dal comportamento di un uomo religioso o di un rappresentante della chiesa cattolica? Io non concordo con i termini posti da Schopenhauer e da Galimberti e ritengo al pari di Papà Francesco che un pensiero o una verità si misurano nella sua essenza solo dalla testimonianza di vita altrimenti ci troviamo di fronte ad un pensiero o una verità che si reggono su una scissione tra pensiero/astrazione e emozioni/vita individuale. Ci troviamo di fronte a una logica Cartesiana che tiene ben separati la Res Cogitans e la Res Extensa, logica cartesiana che sia in ambito filosofico che scientifico  postmoderno sembra ampiamente superata.

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