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25 ottobre 2017

Giovanni Papini é contemporaneo di Freud, ma la sua visione oltrepassa il suo secolo con molta intuizione e preveggenza

Tra le tante adesioni ipnotiche all’opera di Freud e a quelle eccessivamente contrarie e critiche, la visione di Giovanni Papini mette in risalto come sia sostanzialmente lo spirito culturale del tempo a comporre la psicoanalisi e non già la mente isolata di un singolo intelletto e in particolare evidenzia i rapporti tra metafora, letteratura e scienza.

Visita a Freud

(da Gog romanzo satirico uscito nel 1931)

Avevo comprato a Londra, due mesi fa, un bel marmo greco dell‘epoca ellenistica che rappresenta, secondo gli archeologi, Narciso. Sapendo che Freud finiva ieri l‘altro settant’anni, é nato il 6 maggio 1856, gli mandai in dono la statua, con una lettera d‘omaggio allo scopritore del Narcisismo.

Questo regalo ben scelto mi ha valso un invito dal patriarca della Psicoanalisi .

Torno ora da casa sua e voglio subito appuntare l‘essenziale della conversazione. M‘é parso un poco affranto e malinconico. – Le feste degli anniversari mi ha detto, somigliano troppo alle commemorazioni e ricordano troppo la morte.

Mi ha fatto impressione il taglio della sua bocca: una bocca carnosa e sensuale, un po‘ satiresca, che spiega visibilmente la teoria della libido. É stato contento, peró, di vedermi, e mi ha ringraziato con molto calore per il Narciso. Voi non siete né un malato né un collega, né un discepolo, né un parente! Io vivo tutto l‘anno tra isterici e ossessi che mi raccontano le loro turpitudini, quasi sempre le stesse, fra medico che mi invidiano quando non mi disprezzano e con discepoli che si dividono in pappagalli cronici e in ambiziosi scismatici. Con voi posso, alla fine, parlare liberamente. Ho insegnato agli altri la virtù della confessione e non ho mai potuto aprire interamente l‘animo mio. Ho scritto pubblicamente una autobiografia ma più che altro per fini di propaganda e semmai mi sono confessato, per frammenti nella Traumdeutung. Nessuno conosce o ha indovinato il vero segreto dell‘opera mia. Avete un‘idea della psicoanalisi? Risposi che avevo letto alcune traduzioni inglesi delle sue opere e che soltanto per vedere lui mi ero fermato a Vienna. Tutti credono, riprese, che io tenga al carattere scientifico della mia opera e che il mio scopo principale sia la guarigione delle malattie mentali. É un enorme malinteso che dura da troppi anni e che non sono riuscito a dissipare. Io sono uno scienziato per necessità, non per vocazione. La mia vera natura é d‘artista. Il mio eroe segreto é stato sempre fin dalla fanciullezza, Goethe. Avrei voluto,allora, divenire un poeta e tutta la vita ho desiderato scrivere romanzi. Tutte le mie attitudini, riconosciute, anche dai maestri del ginnasio, mi portavano alla letteratura. Ma se voi pensate quali erano le condizioni della letteratura in Austria nell‘ultimo quarto del secolo passato capirete la mia perplessità. La mia famiglia era povera e la poesia, per testimonianza dei più celebri contemporanei, rendeva poco o troppo tardi. Di più ero ebreo, il che mi poneva in condizioni d‘inferiorità manifesta in una monarchia antisemita. L‘esilio e la misera fine di Heine mi scoraggiavano. Scelsi, sempre sotto l‘influenza di Goethe, le scienze della natura. Ma il mio temperamento restava romantico: nel 1884, per rivedere qualche giorno prima la mia fidanzata lontana da Vienna, abborracciai un lavoro sulla coca e mi feci rapire da altri la gloria e i guadagni della scoperta della cocaina come anestetico. Nel 1885 e 86 vissi a Parigi; nel 1889 fui qualche tempo a Nancy. Questo soggiorno in Francia ebbe una decisiva influenza sul mio spirito. Non tanto per quel che imparai da Charcot o da Bernheim, ma perché la vita letteraria francese era, in quegli anni, ricchissima e ardente. A Parigi, da buon romantico, passavo dell‘ore sulla torre di Notre Dame, ma la sera frequentavo i Caffé del Quartiere latino e leggevo i libri che più facevano rumore in quegli anni. La battaglia letteraria era nel suo pieno sviluppo. Il Simbolismo levava la sua bandiera contro il Naturalismo. Al predominio di Flaubert e di Zola stava sostituendosi, fra i giovani, quello di Mallarmé e dì Verlaine. Da poco ero giunto a Parigi quando uscì „ A Rebours „ di Huysmans, discepolo di Zola, che passava al decadentismo. Ed ero in Francia quando fu pubblicato Jadis et Naguère di Verlaine, e furono raccolte le poesie di Mallarmé e le Illuminations di Rimbaud. Non vi do queste notizie per farmi bello della mia cultura, ma perché queste tre scuole letterarie, il Romanticismo da poco morto, il Naturalismo minacciato e il Simbolismo in ascesa, furono le ispiratrici di tutto il mio lavoro posteriore. Letterato per istinto e medico per forza concepii l‘idea di trasformare un ramo della medicina, la psichiatria, in letteratura. Fui e sono poeta e romanziere sotto figura di scienziato.

La psicoanalisi non é altro che il transferto d‘una vocazione letteraria in termini di psicologia e di patologia.

Il primo impulso alla scoperta del mio metodo mi venne, com‘era naturale, dal mio caro Goethe. Voi sapete che egli scrisse il Werther per liberarsi dall‘incubo morboso di un dolore: la letteratura era per lui catarsi. E in cosa consiste il mio metodo nella cura dell‘isteria se non nel far raccontare tutto al paziente per liberarlo dall‘ossessione? Non feci altro che forzare i miei malati ad agire come Goethe. La confessione é liberazione, cioé guarigione. Lo sapevano da secoli i cattolici, ma Victor Hugo mi aveva insegnato che il poeta é anche sacerdote e così mi sostituii arditamente al confessore. Il primo passo era fatto. Mi accorsi ben presto che le confessioni dei miei malati costituivano un prezioso repertorio di documenti umani. Io facevo, cioè, l‘identico lavoro di Zola. Egli ricavava da quei documenti, dei romanzi, io ero costretto a tenerli per me. La poesia decadente attirò allora la mia attenzione sulla somiglianza tra sogno e opera d‘arte e sull‘importanza del linguaggio simbolico. La Psicoanalisi era nata non già dalle suggestioni di Breuer o dagli spunti di Schopenhauer e di Nietzsche, ma dalla trasposizione scientifica delle scuole letterarie amate da me. Mi spiegherò più chiaramente. Il romanticismo, che riprendendo le tradizioni della poesia medioevale aveva proclamato il primato della passione e ridotta ogni passione all‘amore, mi suggerì il concetto della sessualità come centro della vita umana. Sotto l‘Influenza dei romanzieri Naturalisti, io detti dell‘amore un‘interpretazione meno sentimentale e mistica, ma il principio era quello. Il Naturalismo e soprattutto Zola, mi avvezzò a vedere i lati più repugnanti ma più comuni e generali della vita umana: la sensualità e l‘avidità sotto l‘ipocrisia delle belle maniere, insomma la bestia nell‘uomo. E le mie scoperte dei vergognosi segreti che cela l‘incosciente non son altro che la riprova dello spregiudicato atto di accusa di Zola. Il Simbolismo, infine mi insegnó due cose: il valore dei sogni, assimilati all‘opere poetiche, e il posto che occupa il simbolo e l‘allusione nell‘arte, cioé nel sogno manifestato. E fu allora che intrapresi il mio grande libro sull‘interpretazione dei sogni, come rivelatori del subcosciente, di quello stesso subcosciente che é la fonte dell‘ispirazione. Imparai dai simbolisti che ogni poeta deve creare il suo linguaggio e io ho creato di fatti il ovocabolario simbolico dei sogni, l‘idioma onirico. Per compiere il quadro delle mie fonti letterarie aggiungeró gli studi classici, da me compiuti come primo della classe, mi suggerirono i miti di Edipo e Narciso; m‘insegnarono con Platone, che l‘estro, cioé lo zampillamento dell‘incosciente, é il fondamento della vita spirituale e infine con Artemidoro che ogni fantasia notturna ha il suo recondito significato. Che la mia cultura sia essenzialmente letteraria lo provano abbondantemente le mie citazioni continue do Goethe, Grillparzer, di Heine e d‘altri poeti: la forma del mio spirito é portata al saggio, al paradosso, al drammatico, e non ha nulla della rigidità pesante e tecnica del vero scienziato. E c‘é una riprova inconfutabile: in tutti i paesi dove é penetrata la psicoanalisi essa é stata meglio intesa e applicata dagli scrittori e dagli artisti che dai medici. I miei libri, difatti, somigliano assai più ad opere di immaginazione che a trattati di patologia. I miei studi sulla vita quotidiana e sui motti di spirito sono vera e propria letteratura e in Totem e Tabù mi sono provato anche nel romanzo storico. Il mio più antico e tenace desiderio sarebbe di scrivere veri e propri romanzi e posseggo un tesoro di materiali di prima mano, che farebbero la fortuna di cento romanzieri. Ma temo che ormai sia troppo tardi. In ogni modo ho saputo vincere, per una via traversa, il mio destino ed ho raggiunto il mio sogno: rimanere un letterato pur facendo, in apparenza, il medico. In tutti i grandi scienziati esiste il lievito della fantasia, madre delle intuizioni geniali, ma nessuno si é proposto, come me, di tradurre in teorie scientifiche le ispirazioni offerte dalle correnti della letteratura moderna. Nella psicoanalisi si ritrovano e si compendiano, trasposte in gergo scientifico, le tre maggiori scuole letterarie del secolo decimonono: Heine, Zola,Mallarmé si congiungono in me, sotto il patronato del mio vecchio Goethe. Nessuno si é accorto di questo mistero palese e non l‘avrei rivelato a nessuno se non aveste avuto l‘ottima idea di regalarmi una statua di Narciso. La conversazione a questo punto, devió, parlammo dell‘America, di Keyserling, e perfino dei costumi delle viennesi. Ma la sola cosa che valga la pena di fermare in carta é quella che ho già scritta. Al momento di congedarmi Freud mi raccomandò il silenzio attorno alla sua confessione: Voi non siete scrittore né giornalista, per buona fortuna, e sono sicuro che non spargerete il mio segreto. Lo rassicurai e con sincerità: questi appunti non sono destinati alla stampa.

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