Archive for ‘filosofia’

11 maggio 2017

Nati a metà del 900’: una generazione passata dal NO al SI sulla strada della consapevolezza e della integrazione.

Il nostro pensiero e la direzione che ad esso abbiamo dato, risente molto delle atmosfere politico culturali e famigliari molto diversificate anche in relazione allo stato e alla classe sociale, ma il senso complessivo che ad esso abbiamo dato nasce dall’incontro vissuto tra il dentro e il fuori tra l’interno e l’esterno di un tracciato esistenziale.
La maggior parte della mia generazione, chi più chi meno è stata trasgressiva:  a livello collettivo abbiamo conosciuto il famoso 68 e l’apice del femminismo, abbiamo detto NO alla vita e NO alla MORALE a nostro piacimento, generazione la mia completamente consapevole del condizionamento subito, i maschi dicevano apertamente di odiare i propri padri o famiglie le femmine di odiare le proprie madri o famiglie. La morale non ci aveva condizionato ad un opera di nascondimento come nelle generazioni precedenti al contrario venivano messi in discussione in questo contesto epocale-generazionale e occidentale tutti i dogmi religiosi ritenuti artefici di questo nascondimento e dell’obbligo di accondiscendere e di essere compiacenti verso la vita così come ci era offerta.
Il problema della mia generazione è stato GESTIRE questo NO alla vita, che è il nostro odio e la nostra ostilità profonda, gestirlo al di là dell’ILLUSIONE perduta e capirlo in prima persona da soggetti attraverso la nostra esperienza.
Una moltitudine di noi non accettava le risposte e i tabu dati dalla RELIGIONE (il DIO è morto di Nietzsche era già entrato nella nostra esperienza esistenziale non avevamo più coperture).
Tenuto conto che la morte di Dio finiva per diventare anche la morte di noi stessi si era aperta la strada o per il suicidio o per l’omicidio, o per la malattia o per la guerra. Scoperchiato il condizionamento della religione si rimaneva soli SOFFERENTI E DISPERATI con la strada aperta verso la criminalità o il suicidio, rimaneva solo il NO ALLA VITA.
Per questa ragione nel mio tempo molti di noi hanno cercato aiuto nella psicologia e nella psicanalisi o nella psicologia e mistica orientali con i loro MAESTRI più o meno intelligenti più o meno onesti, ma che offrivano una relazione senza il veleno del giudizio e della morale …..non si poteva vivere ed elaborare la propria sofferenza nel mondo religioso, nelle istituzioni della chiesa cattolica dove i sacerdoti vivevano in un mondo spirituale subordinato alle richieste di ogni potere esterno.
In politica si gestiscono imprese di potere dove io strumentalizzo l’altro oppure l’altro strumentalizza me….
In politica trovi condivisione nel tuo partito e combatti quello avverso in politica formi la tua identità sulla negazione sul NO al tuo avversario e in particolare hai bisogno di un partito o di una chiesa o di un leader per sentirti forte e potente.

Non hai riconosciuto la tua nullità esistenziale e la tua impotenza, non la vuoi guardare in faccia e percorri le strade dell’illusione…….dell’ignoranza.

Questa generazione di psicoanalisti e psicologi ha ri-percorso le strade di antichi mistici orientali o occidentali e ri-percorso il pensiero di antichi filosofi, elaborando un personale -VISSUTO, un apprendere dall’esperienza individuale.

Si sono aperti altri spazi di vita e di energia e di consapevolezza per percorrere il difficile cammino dell’esistenza. Io penso che l’esperienza di impotenza e di dolore che proviamo nel nostro primo anno di vita quando non abbiamo alcuna capacità e autonomia siano un vero inferno sensomotorio che rimane impresso nel nostro corpo come trauma incistato come cripta sepolta.

A tal proposito penso che a tale cripta sepolta si riferisca il significato universale della DEPOSIZIONE di CRISTO abbandonato tra le braccia materne di MARIA mirabilmente consegnato alla storia da Michelangelo Buonarroti.

La nostra vulnerabilità si imprime come trauma e impotenza che viene rimossa con la formazione del carattere o della personalità nel suo complesso e apre la strada all’auto percezione personalistica di tutti gli avvenimenti più o meno stressanti e traumatici che ci troveremo ad affrontare negli anni a seguire.

25 maggio 2014

Cosa significa razionalizzare?

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Che valore ha mi domando una OPINIONE che si fonda su un pensiero e una ragione presi in ASTRATTO e non calati nella vita, nella esperienza quotidiana e diretta di relazioni, atteggiamenti, temperamenti, affetti ed emozioni.
Tra volontà e rappresentazione Schopenhauer ci mostra anche il MONDO come RAZIONALIZZAZIONE e ci da un esempio perfetto di cosa significhi RAZIONALIZZARE una pratica a cui molta storia della FILOSOFIA si attiene in quanto mantiene scollegato il pensiero dalla vita dal comportamento e dal carattere dei filosofi.
Seguiamo queste parole scritte dal filosofo Abbagnano:
Schopenhauer si fa banditore e profeta della liberazione dalla volontà di vivere e addita la via della liberazione nell’ascetismo. Personalmente, tuttavia, egli non si sente impegnato in questo compito. Nonostante il carattere profetico della sua filosofia, Schopenhauer non vede nella filosofia che una somma di concetti astratti e generici che ne fanno “una completa ripetizione e quasi un riflesso del mondo in concetti astratti” (Mondo, I, § 215). Pertanto il filosofo non è impegnato dagli insegnamenti della sua filosofia. “Che il santo sia un filosofo, è tanto poco necessario, quanto poco necessario che il filosofo sia un santo: come necessario non è che un uomo bellissimo sia un grande scultore o che un grande scultore sia pure un bell’uomo. Sarebbe d’altronde singolare pretendere da un moralista che non debba raccomandare se non le virtù da lui stesso possedute. Rispecchiare astrattamente, universalmente, limpidamente, in concetti l’intera essenza del mondo, e così, quale immagine riflessa, deporla nei permanenti e sempre disposti concetti della ragione: questo e non altro è filosofia” (Ib., § 68). Così Schopenhauer non si prospettò neppure la possibilità di intraprendere la via della liberazione ascetica da lui così eloquentemente difesa come ultimo risultato della sua filosofia. In realtà rimase attaccatissimo a quella volontà di vivere dalla quale affermava la necessità di liberarsi. E quando dopo la morte di Hegel la moda dello hegelismo decadde, e l’attenzione del pubblico cominciò a rivolgersi a lui, egli ne fu giubilante. La sua personalità cade interamente fuori della sua stessa filosofia, la quale perciò rimane priva del maggior pregio di ogni filosofia: la testimonianza viva del filosofo che l’ha elaborata.

A tal proposito riportiamo anche l’autorevole parere contrario di Umberto Galimberti il quale sostiene che le teorie scientifiche e filosofiche stanno in piedi da sole senza la testimonianza della persona.

Non giudicare la filosofia dalla condotta dei filosofi

Racconta Umberto Galimberti

Una notte gli allievi di Schopenhauer lo vedono uscire da un bordello e gli domandano”Maestro anche lei qui? dopo tutto quello che ci ha detto in ordine alla castitá” e lui risponde ” Non dovete mai giudicare la filosofia dalla condotta di un filosofo”. Anche Aristotele aveva risposto alla stessa maniera” Me ne scappo da Atene” dopo la morte di Alessandro Magno volevano fare fuori Aristotele che era stato il maestro di Alessandro Magno, ed egli dice”Atene si é già macchiata di un delitto contro la filosofia, Socrate, non voglio darle l’occasione per un’altro delitto”, prende e se ne va giustamente.

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