Studi sulla coscienza

La natura ci abbraccia

La natura ci abbraccia

 

Interrogato un giorno su come avviene il Regno dei cieli, Gesù rispose: “Il Regno dei cieli non viene come un oggetto visibile e non si dirà: è qui, oppure là. Perché il Regno dei cieli è dentro di voi”. Dio è così evidente che non ha bisogno di farsi vedere.

Chi guarda dentro di sé entra nel regno dei cieli……………la psicologia è stata per me un modo per entrare nel regno dei cieli, nel paradiso e nell’inferno del CUORE ……..non ho mai capito perché ci fossero nomi diversi e mondi diversi che connotassero la religione, le pratiche religiose e le teorie psicologiche e le pratiche psicologiche e che formassero due società e due categorie di persone con espressioni differenti di essere nel mondo.
Ma queste diversità sono giustificate realmente o sono gli uomini e il loro linguaggio che per interessi di categoria e per bisogno di   DIFFERENZA e autonomia del loro ego cessano di vedere che CHI PENSA PROFONDAMENTE PENSA LA STESSA COSA.

Pochi sono gli intellettuali nel panorama italiano che mettono in evidenza questo punto, uno che vola decisamente alto è Mauro Scardovelli e qui riporto uno spezzone di un suo video in cui sottolinea molto bene il concetto da me espresso sopra.

tratto da “L’essere umano si forma da solo?” di Mauro Scardovelli

Claudio Naranjo in un suo libro si è definito un linguista principiante e descrive una storiella dei Sufi che fa proprio al caso mio:
Quattro uomini – un persiano, un turco, un arabo e un greco – se ne stavano nella strada di un villaggio. Stavano viaggiando insieme, verso un luogo lontano, ma in quel momento stavano discutendo su come spendere l’unica moneta, tutti i loro averi comuni. “Voglio comprare dell’angur”, disse il persiano. “Io voglio dell’azum”, disse il turco. “Io voglio dell’inab”, disse l’arabo. “No” disse il greco. “Dovremmo prendere dello stafil”.
Passava di lì un altro viaggiatore, un linguista, e disse “Datemi la moneta. Mi assumo l’incarico di soddisfare i desideri di tutti voi”. All’inizio non volevano concedergli fiducia, ma infine gli diedero la moneta. Egli andò nel negozio e comprò quattro piccoli grappoli d’uva. “Questa è la mia angur”, disse il persiano. “Ma questo è ciò che chiamo azum”, disse il turco. “Mi avete portato dell’inab”, disse l’arabo. “No!” disse il greco, “questo nella mia lingua si dice stafil”. I grappoli vennero divisi fra di loro, e ognuno si rese conto che la disarmonia era stata causata solo dalla mancata comprensione della lingua degli altri.
In questa storia i “viaggiatori” sono le persone del mondo che sanno di volere qualcosa, perché in loro esiste un’esigenza interna. Possono attribuirle diversi nomi, ma si tratta della stessa cosa.

Un’altra storia di matrice sufista e  giainista,  poi anche buddista completa questo insegnamento, quella dei ciechi e dell’elefante:
“C’era una volta un villaggio i cui abitanti erano tutti ciechi. Un giorno, un principe straniero che attraversava il paese si fermò con la sua corte davanti alle mura di questo villaggio. Subito tra gli abitanti si diffuse la voce che il principe montava un animale straordinario. Si trattava di un elefante. In quel paese non esistevano elefanti, e la gente non aveva idea di come potessero essere fatti quegli animali.
l cittadini decisero di inviare sei persone a toccare l’animale, così poi avrebbero potuto descriverlo a tutti gli altri. Al loro ritorno, i sei ciechi furono accolti dalla popolazione impaziente di sapere a che cosa poteva assomigliare l’elefante.
— Be’, — disse il primo, — un elefante è come un enorme ventaglio rugoso.
Gli aveva toccato le orecchie.
— Assolutamente no, — intervenne il secondo. —E’ come un paio di lunghe ossa.
Gli aveva toccato le zampe.
— Ma proprio per niente! — esclamò il terzo. — Assomiglia a una grossa corda.
Gli aveva toccato la proboscide.
— Ma cosa state dicendo? Piuttosto è compatto come un tronco d’albero, — disse il quarto che gli aveva toccato le zampe.
— Non capisco di cosa state parlando… — disse il quinto. — Un elefante assomiglia ad un muro che respira.
Gli aveva toccato i fianchi.
– Non è vero, – gridò il sesto. – un elefante è come una lunga fune.
Gli aveva toccato la coda.
I sei ciechi cominciarono a litigare, ciascuno rifiutando di ascoltare la descrizione degli altri.
Attirato dalle loro urla, il principe venne a vedere che cosa stava accadendo.
– Sire, – disse un vecchio, – abbiamo mandato sei uomini per capire com’è fatto il vostro elefante e ognuno dice una cosa diversa. Non sappiamo a chi credere.
Il principe ascoltò i sei ciechi che descrissero di nuovo l’elefante.
Dopo un lungo silenzio, egli dichiarò: – Tutti e sei dicono la verità, ma ognuno di essi ha toccato solo una parte dell’animale, e quindi conosce solo quella parte di verità. Finché ognuno crede di essere il solo ad avere ragione, nessuno conoscerà la verità intera. I diversi colori del caleidoscopio non si mescolano forse per formare un solo e splendido disegno?
Il principe descrisse allora l’elefante mettendo insieme le sei descrizioni. E gli abitanti del villaggio seppero finalmente che aspetto aveva quello straordinario animale.”

Queste storielle ci trasmettono un sapere epistemologico profondo sul nostro processo di conoscenza.
Solo di recente ho cominciato a leggere quei pochi libri che sono tradotti in Italiano di un grande filosofo e saggista statunitense Ken Wilber per altro assai poco conosciuto in Italia perché della sua vasta opera saggistica solo 3 o 4 saggi sono stati tradotti in italiano.

La sua visione olistica e la sua impostazione di una conoscenza INTEGRALE che non mantenga separati i livelli di materia, corpo, mente, anima e spirito hanno trovato un terreno fertile nella mia esperienza di vita.

L’essere e la conoscenza vivono nell’integrazione di questi livelli che attualmente sono separati nelle discipline scientifiche e religiose ma l’umanità post moderna si dovrà muovere nella direzione indicata da Wilber se vorrà sopravvivere e meglio governare se stessa.

L’evoluzione tecnologica continua ad accelerare, le nostre identità, gli ideali e i valori faticano a tenere il passo aumentando il divario fra l’hardware della tecnologia e il software della coscienza.

Entropia ed evoluzione: questi due “frecce del tempo” esercitano la loro pressione su tutto ciò che è, è stato e sarà mai — una attirandoci verso l’eterna luce, l’altra attirandoci giù verso il nero infinito. Dal ROBOT attraverso l’UOMO fino allo SPIRITO e viceversa.

Ken Wilber ci mostra una MENTE multidimensionale multiprospettica e multidisciplinare e un meta-paradigma che unisce scienza saggezza e intuizione

 

Prefazione di Ken Wilber alla Passione del pensiero

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